I miei ricordi di Monza (3)
Tra i tanti Gp di Monza ai quali ho avuto il privilegio di assistere, uno al quale sono particolarmente legato è quello datato 2003.
Curiosamente pochi ne hanno memoria, eppure fu indimenticabile.
Quella fu l’ultima domenica da campione di un certo Juan Pablo Montoya. Venne battuto dal Vecchio Zio al termine di un duello incandescente: almeno quaranta giri con il fiato in gola, una battaglia giro su giro, a colpi di tempi super. E non mancò un confronto ‘ruota a ruota’ alla Variante della Roggia.
Dicevo che pochi rammentano il Gp d’Italia del 2003 ed è un peccato. Ma può darsi ci sia una spiegazione, a tanto oblio.
E’ un fatto che Montoya non ha mantenuto le promesse. Arrivò in F1 dopo i trionfi americani. Là era popolarissimo. Dave Letterman, il celebre intrattenitore televisivo della Cbs, quando lo invitava alla sua trasmissione lo chiamava ‘Zorro’. E il colombiano aveva vinto a Indy, insomma era uno con il pelo sullo stomaco.
Si pensava potesse mettere in crisi la leadership ormai storica di Michelone. E fino alla domenica di Monza, con la Williams, il progetto aveva conservato un senso, nonostante le esuberanze eccessive di Zorro.
Dopo la sconfitta in Brianza, calò la tela.
Montoya diventò lentamente uno qualunque. Ebbe incidenti misteriosi fuori pista. E nonostante la McLaren avesse scommesso forte su di lui, venne bruscamente ridimensionato dal tizio della note di Dubai, ecco, sì, da Kimi.
Per amore di verità, aggiungo che alla vigilia di Monza 2003 la Fia diede una grossa mano al Vecchio Zio, accogliendo le proteste di Todt e di Brawn a proposito delle gomme Michelin che si spiattellavano. Fu un intervento sulle norme ‘in corso d’opera’, oggettivamente molto discutibile. Lascio ai miei puntuti amici di Clog la riflessione sul peso politico che la Ferrari allora aveva e che oggi, a me pare, non ha più. Ma è un altro discorso.
Altro da aggiungere?
Sì.
Il declino precoce di ‘Zorro’ Montoya, oggi impegnato nella Nascar, ha contribuito ad alimentare una curiosa leggenda che accompagna Schumi e i suoi record. Il senso del discorso è questo, lo traduco alla buona: sì, vabbè, ma il marito di Corinna ha corso contro nessuno, nella sua epoca d’oro. Se togliamo un po’ Hakkinen, non si è confrontato con personaggi di spessore assoluto. Mansell smise dopo il mondiale, a parte la fugace rentreè 1994-95. Prost si fermò a fine ’93. Senna morì. E il tedesco si trovò davanti una autostrada.
Il corollario è perfido.
Oggi, a cospetto di una generazione che schiera per accumulazione Ham-Vettel-Alonso, ecco che il Vecchio Zio non sta più in cattedra.
Ovviamente io non sono d’accordo con questa pittoresca teoria e invito chi la sostiene a riguardarsi (da qualche parte si dovrebbe trovare) il video di Monza 2003.
Schumi contro Montoya fu un grandissimo match, tra due pesi massimi dell’automobilismo.
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