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Gli ultimi giorni di Gilles

Pubblicato da Leo Turrini Gio, 13/10/2011 - 21:57

Uno  dei regali più belli che questa vita randagia mi ha confezionato è l’affetto che sempre mi hanno dimostrato e dimostrano i vecchi meccanici della Ferrari. Forse dipende da una coincidenza: io ero un ragazzino che cominciava, loro stavano ai box da sempre, mi hanno preso in simpatia perché parlavamo lo stesso dialetto, insomma ci vogliamo un bene dell’anima.

Alcuni tra voi hanno manifestato curiosità per le memorie di questi personaggi straordinari. Forse i meno giovani si annoieranno, ma possono sempre leggere il racconto di Paolino Scaramelli, il capo meccanico di Gilles Villeneuve, mentre aspettano le qualifiche o la corsa in Corea, perché no?

Paolino oggi è in pensione. Fa cose bellissime nel volontariato. Ha lavorato per decenni in Ferrari, è un pezzo di storia delle Rosse. E’ una persona splendida. E ha ricordi fantastici. Come quello che segue.

GLI ULTIMI GIORNI DI GìLLES.

‘Il 1982…Ma prima fammi dire una cosa. Sono stato al box con un sacco di gente, in pratica fino a Schumi li ho visti tutti, ho conosciuto tutti. Ma Gilles è stato il migliore.Il più grande. Lo so, ha vinto poco, non è nell’elenco dei campioni del mondo. Ma Villeneuve era di un’altra categoria, fidati…

‘…poi ti voglio spiegare una cosa. Nel 1979, quando il titolo con noi lo vinse Jody, l’ultimo campione prima di Michael, in realtà Gilles andava più forte. Avesse dato battaglia, l’avrebbe spuntata. Ma Scheckter era il predestinato, il  Vecchio lo aveva inseguito per due anni. Era quello che doveva vincere. A Villeneuve  dissero: fai il bravo, aspetta, il futuro è tuo. Lui era un ragazzo buonissimo, non ci fu nemmeno bisogno di fargli pressione. Ma il suo momento non arrivò mai…’

‘…o meglio:arrivò nel 1982. E ci fu quella domenica a Imola, la lite con Pironi, eccetera. Te la faccio breve. A Imola c’era una polemica fra costruttori e i team inglesi, tranne alcuni minori, decisero di non gareggiare. La sfida per la vittoria riguardava solo la Ferrari e la Renault, che schierava Prost e Arnoux…’

‘…prima del via, le cose erano chiarissime. Definite. Se le Renault avessero rotto o fossero  state indietro, chi di due dei nostri stava davanti aveva vinto. Nel senso che il compagno non poteva e non doveva attaccarlo…’

‘…era davanti Gilles. Ma Pironi non rispettò i patti. Non sapremo mai perché, non spiegò mai il suo atteggiamento. Però è andata così e Villeneuve ero incredulo, sbalordito, perché lui a Pironi voleva bene, erano amici, facevano molte cose insieme…’

‘…ci fu anche un pasticcio nostro, ai box, dico. Sai, a volte il destino è strano. Quella domenica a Imola non c’era Forghieri, il nostro grande capo. Era bloccato altrove da un impegno familliare al quale non poteva rinunciare…’

…’…e fu il disastro. Ci  fosse stato Forghieri, dai box, coi cartelli perché le radio manco funzionavano, avrebbe imposto al francese il rispetto degli accordi. Ma in assenza di Forghieri al box comandava Marco Piccinini, il direttore sportivo. E…’

‘…e Piccinini stava con Pironi! Vedi, Gilles aveva già deciso di lasciare la Ferrari. Hanno scritto che voleva farsi una squadra sua, oppure che era in parola con Ron Dennis,  alla McLaren. Ma io so che aveva un accordo con Frank Williams, per il 1983…’

‘…devi aggiungere una cosa. Il Vecchio! Eh, Ferrari era Ferrari.Non poteva tollerare che un pilota diventasse più importante della sua macchina. Nemmeno se era Gilles. Ferrari non fu estraneo, anche se non era lì, ai comportamenti di Piccinini. Per lui, esisteva solo ‘la’ Ferrari. Primo Pironi, secondo Villeneuve, perfetto…’

‘…questo spiega anche il dopo. Gilles era avvelenato. Mi ricordo il suo incontro con il Vecchio, dopo Imola. Ferrari lo ascoltò e alla fine gli disse: ti sei comportato benissimo, va tutto perfettamente, grazie e arrivederci…’

…lo stesso giorno il Vecchio volle incontrare anche Pironi. Stessa scena. Lo ascolta, lo fa parlare e gli dice: a Imola ti sei comportato benissimo, va tutto perfettamente,grazie e arrivederci…’

‘…questo era Ferrari, un uomo che io ho sempre adorato, per il quale mi sarei buttato nel fuoco e mi ci butterei ancora, se fosse qui. Lui era così. La Ferrari davanti a tutto. A tutto! Poi, se nella vicenda abbia influito il fatto che il Vecchio sapesse dell’addio imminente di Gilles, beh, questo resterà sempre un mistero…’

‘…e andammo a Zolder. Villeneuve era ossessionato da Pironi. Non gli parlava più,non lo salutava più,nel nostro box c’era un clima terrificante. Me lo ricordo, quel sabato. Le prove. Gilles faceva il suo giro, rientrava, non usciva dall’abitacolo. Mi aveva detto:tu fammi solo sapere il tempo di Pironi.Se il francese faceva meglio di lui, Villeneuve tornava immediatamente in pista…’

‘…e il resto lo sai…’

‘…ma non sai questo. Io rientrai da Zolder, dopo la tragedia. Era notte. Sistemai degli attrezzi ed ero pronto,distrutto,per tornare a casa, dalla mia famiglia. Ma mi fermarono in portineria: aspetta, il Vecchio è ancora in ufficio, ha bisogno…’

‘…entrai nella stanza. Ferrari era seduto dietro la scrivania. Mi disse, in dialetto modenese: adesso raccontami quello che è successo sabato a Zolder, senza omettere nemmeno un particolare…’

‘…e fu allora, che lo vidi. Per la prima volta, davanti a me che raccontavo, Ferrari piangeva. In silenzio, piangeva…’

‘…eravamo noi due. Non stava fingendo. Piangeva. Mi disse: non dirlo mai in giro. Non l’ho mai detto, faccio una eccezione per te, Leo…’

‘…Semplicemente, Villeneuve era unico. Anche per lui’.

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