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Palmira (Siria) 2005, le rovine vive

Uno spicchio di luna nel blu della notte. Nuvole di polvere si alzano improvvise fra le rovine di Palmira. Ma non è una carovana con il suo carico di spezie. Dal buio profondo esce un gruppo di bambini, le biciclette troppo grandi, governate con l'abilità di timonieri navigati. Giocano a guardie e ladri fra i templi dove è passata la storia. Sono rovine vive queste di Palmira, acompagnano le generazioni, rinnovano nel tempo il loro messaggio misterioso. Questo non è un sito archeologico come un altro.

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Gavalohori (Creta) 2003, uomini e cicale

L’ultima cicala smette di cantare mentre il sole cala dietro i monti. Quello stridulo e lacerante saluto al giorno che se ne va segna il passaggio dal regno della luce a quello delle ombre. Il cielo diventa blu profondo sopra le gobbe irregolari delle colline, la luna si accende improvvisa come una grande abat-jour a rischiarare la valle. Il vicolo bianco si anima di voci, grida di bimbi, litanie di anziani. Il greco è una cantilena frenetica che sembra nata con l’uomo. Rimbalza l’eco delle voci, mentre la prima brezza della sera rompe l’abbraccio di fuoco di un sole ormai perduto.

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Elafonissos (Creta) 2003, il mare-giocattolo

Polvere di conchiglie rosa sul bianco della spiaggia. Piedi ingordi lasciano solchi profondi e festosi. Fra quelle onde di mille colori, dove l’azzurro sconfina nel verde e il blu profondo di Grecia pennella gli scogli, ci sentiamo tutti bambini. Entriamo insieme in questo mare-giocattolo, in questa cartolina vivente, per scoprire il vagare inquieto dei pesci, spiarne i colori, i rifugi, le fughe.

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Egitto 2002, il grande padre Nilo

Le capanne di fango dei Nubiani sono sempre uguali, immutabili nel loro precario ed eterno equilibrio. Il Nilo scorre lento e maestoso come quattromila anni fa. Tracce di limo nero sporcano la riva, la linea delle case è spezzata dalle mistiche guglie dei minareti. Nel cuore della terra c'è un tempio intatto: colonne, sculture, disegni e perfino i colori. Il fango e la sabbia hanno conservato quel gioiello per regalarlo a noi. Ecco la magia dell'Egitto: quel sentore di vita sospesa, quel passato che riemerge in ogni angolo.

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Egitto 2002, l'ombra della Sfinge

Seduto sul'altopiano, fisso gli occhi di pietra della Sfinge. Una luce blu disegna la sagoma perfetta della piramidi. Il vento freddo del deserto porta il respiro del tempo dentro questa notte. Ma il brivido vero lo danno quei giganti proiettati verso il cielo e il loro fiero guardiano metà uomo e metà leone. Una voce scava nel segreto delle piramidi, resuscita milenni di storia e leggende con la magia complice della musica.

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Sharm 2005, l'alba dell'uomo

Sharm ti accoglie come un vecchio amico che non sa tradire. Le sue braccia sono le folate calde del vento del deserto, la luna è il grande occhio di Allah, che veglia sul destino degli uomini, il mare la dolce inquietudine di vivere. A Sharm ti senti incredibilmente a casa fra i piazzisti scatenati, nelle tende beduine, nel blu profondo abitato dai pesci più belli del mondo. Questo sapore di Egitto non è solo folklore, è il passato prossimo della nostra stirpe, è la culla che ha ospitato l'alba dell'uomo. I piedi solcano una sabbia rossa a grezza, mentre il sole ti morde le ossa.

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Irlanda 2006, l'arpa magica

Nuvole nere gonfie d’acqua volano come aquiloni in un cielo pastello. Fischia il vento impetuoso fra le scogliere di Moher. Muri di roccia alti come torri medievali respingono la forza dell’Oceano e mentre ti affacci sulla vertigine di quell’abisso, senti forte il sapore d’Irlanda. Terra di verde e di mare, di drammi e scoperte, terra segnata dal tempo e dalla povertà, ma fedele al proprio passato.

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Petra 2005, la città dell'arcobaleno

Il dromedario sbadiglia rumoroso e annoiato. Per lui lo splendore di Petra è uno spettacolo quotidiano. La sferza dei piccoli beduini cala sulla groppa degli asini, stanchi di portare turisti grassi e ansimanti. Eppure, lungo lo strettissimo canyon che conduce al Tesoro di Petra, uomo e natura hanno costruito uno spettacolo straordinario e inimitabile. La roccia calcarea dai mille colori, col bianco e l’azzurro che intaccano il rosso del rame, disegna uno scenario unico, una gigantesca quinta naturale.

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Spagna 2007, il futuro abita qui

Ha portato ristoro alla città per duemila anni. Adesso l’acquedotto di Segovia più che un monumento è il simbolo stesso della città, il suo amato scheletro, l’ossatura che l’ha retta nei secoli. Segovia ama il suo acquedotto come la Spagna ama la propria storia. Il senso di orgoglio degli spagnoli è il mastice che collega un grande passato al futuro che ci nasce sotto gli occhi. L’estro creativo, la fantasia, l’ingegno allo stato puro, che il regime franchista ha represso per decenni, è scaturito come il getto travolgente di una cascata dopo il 1975.

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