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Il segreto di Fiorello? Talento e cultura televisiva

Pubblicato da Giuseppe Tassi Mar, 22/11/2011 - 16:20

Entro, da telespettatore, nel dibattito sul varietà di Fiorello e sui motivi del suo clamoroso successo. La forza di suggestione sul grande pubblico sta tutta nel conduttore, nella sua versatilità, nel talento multiforme da ''one man show'' capace di fare tutto: condurre, cantare, ballare, imitare, perfino suonare la tromba, come ha fatto ieri sera accanto a Michael Bublé.

Fiorello ha la forza viva e il talento immaginifico di un vecchio ragazzo, che è nato e vissuto a pane e tv. Ha digerito i gran varietà degli anni Sessanta e Settanta e i quiz di Mike Bongiorno, le esibizioni surreali di Totò e la mimica inimitabile di Franco Franchi, le canzoni in bianco e nero di Mina e i balletti sexy di Lola Falana.

Da questo cocktail di teleemozioni lui e gli autori de ''Il più grande spettacolo dopo il week end'' hanno cercato di trarre il meglio, di filtrare le emozioni più forti, le suggestioni più pure. E così è nato il varietà degli anni Duemila, una miscela di tirate comiche, di satira sorridente (Vespa che pianifica anche le sue serate d'amore, plastico compreso), di belle canzoni, di parodie e personaggi indovinati: Giorgia e i Coldplay, Caparezza e Bublè per strizzare l'occhio a vecchi e giovani, per mescolare il popolo del vecchio varietà e quello di Twitter e dei social network.

C'è una miscela sapiente di antico e moderno, direi di ''classico'' , nelle serate del Fiorello show, ma tutto ruota intorno alla sottile magia diffusa dal protagonista, quell'aura di animale da spettacolo che ha permesso a Fiorello di avere successo su ogni tipo di scena, reale o telematica: piazze, teatri, radio, televisione, intertet.

Il grande segreto di Fiore è quello di essere se stesso, di portarsi appresso un bagaglio culturale che troppi hanno disperso e una capacità di riprodurre il passato degna del talento di Alighiero Noschese, ma con un graffio moderno, uno sberleffo, un tratto di sottile cinismo che emerge, ad esempio, nella parodia di Morgan.

Abituato a successi ciclici, a concedersi per un tempo limitato, Fiorello ha vinto anche i rischi da sovraesposizione. Il suo sarà un successo crescente, fino all'ultima puntata. E, conoscendolo, non cederà alle sirene di chi lo vorrebbe ogni sera in Tv. Meglio farsi desiderare dal pubblico che rischiare lo sbadiglio.

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