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Haiti, dalla tragedia del terremoto lo slancio per curare i mali del Paese

Pubblicato da Giuseppe Tassi Mer, 13/01/2010 - 18:20

''Terremoto devastante, apocalisse, fine del mondo''. Sono le frasi smozzicate di alcuni superstiti del sisma che ha colpito al cuore Haiti e la sua capitale Port-au-Prince. Hanno ragione a gridare il loro terrore e a spingere gli occhi quasi fuori dalle orbite. Il terremoto dei Caraibi ha raggiunto una potenza di oltre sette gradi della scala Richter, ha abbattuto il palazzo del parlamento, ha cancellato l'aeroporto e la vita di migliaia di persone, travolte dalle macerie di case povere e fatiscenti.

L'epicentro del sisma, molto vicino alla crosta terrestre, ha reso ancor più violenta l'onda d'urto che ha sconvolto la vita della capitale. Il terremoto si è originato a soli 10-15 chilometri di profondità e proprio sotto la zona più densamente abitata di Haiti, che conta in totale 9 milioni e mezzo di abitanti. Per forza e intensità, gli esperti hanno paragonato le scosse di ieri a quelle registrate nel Sichuan cinese nel 2008, quando le vittime furono addiritura 80mila.

E ancora una volta la catastrofe naturale ha colpito una zona poverissima. Haiti è abitata in gran parte dai figli degli schiavi emigrati a forza dall'Africa, ha una percentuale del 65% di analfabetismo, un'economia con tasso di crescita di 1,7 per cento negli ultimi anni, ma ancora largamente basata sull'agricoltura. Nell'indice di sviluppo delle Nazioni Unite Haiti è al posto numero 148 su 179 paesi classificati e il 54% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta. Scontri politici, corruzione, deforestazione del territorio, un tempo verdissimo, hanno portato grande povertà in questo paese dove il 65% della popolazione è analfabeta. In più la gente di Haiti ha dovuto fare i conti con un'altra tragedia ambientale: l'uragano Jeanne, che colpì duramente nel 2004.

La macchina dei soccorsi internazionali si è già messa in moto, la solidarietà degli Stati Uniti e dell'Europa servirà forse a curare le ferite profonde prodotte dal terremoto, ma questa dev'essere l'occasione per rilanciare l'economica di Haiti, per rimettere in sesto il Paese, per dare a questa fetta di mondo un governo più stabile e una guida più sicura del contestatissimo presidente Renè Preval, miracolosamente scampato al terremoto.

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