Bonanni aggredito, in quel petardo ci sono tutti i mali del Paese
Questo è Paese che vive da mesi sull'orlo di una crisi di nervi, in un contesto politico alterato, dove l'offesa diventa il pane quotidiano. Questa è un'Italia dove i Poli (o quel che resta di essi) passano il tempo a scambiarsi accuse e veleni, invece di governare o fare opposizione sui banchi del parlamento. Quello che è accaduto al leader della Cisl, Raffaele Bonanni, diventa quasi una conseguenza fisiologica di questo clima alterato.
L'aggressione verbale a Schifani, sabato scorso alla Festa nazionale del Pd a Torino, è stato il primo segnale di un degrado politico e sociale che trasforma i parlamentari in bersagli, in sagome su cui scaricare frustrazioni e veleni. E oggi è toccato al leader della Cisl, un sindacalista moderato e nemico dei toni urlati, finire vittima dei centri sociali. Invitato a parlare nel contesto della festa del Pd, è diventato bersaglio di un aggressione preparata con cura e metodo.
Se oggi qualcuno scomoda il clima degli anni di piombo e rispolvera la sigla cupa delle Br per censurare il petardo scagliato contro Bonanni, è perché la situazione sta degenerando. Perché il contesto sociale, minato dalla crisi economica e dalle tensioni del quadro politico, presta il fianco al delirio dei violenti. C'è un argine da alzare subito contro chi vuole minare l'equilibrio democratico in Italia. Ma è proprio dal parlamento e dai suoi uomini che deve partire il primo segnale di equilibrio. Altrimenti la deriva sarà inevitabile, con alti rischi per l'integrità del nostro Paese.
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