Auto elettriche, questa è l'ora degli incentivi
Il Michelin Challenge Bibendum di Berlino ha confermato al mondo che la mobilità elettrica è ormai una realtà. Esistono proposte diversificate e importanti da parte di case prestigiose (Renault, Peugeot, Citroen, Mercedes, Audi, Opel, Nissan) e la battaglia ecologica per produrre veicoli a emissioni zero si può considerare già vinta.
Erano ben 280 i modelli che sono sfilati sotto la porta di Brandeburgo, a testimonianza di uno sforzo ideativo e produttivo che mira in alto. Il problema è quello di creare le condizioni perché l’auto elettrica diventi veramente appetibile dal grande pubblico.
La scarsa autonomia (60 chilometri di media), la mancanza di infrastrutture per la ricarica e i prezzi decisamente elevati (dalle 30 mila euro in su) mantengono l’auto ad elettroni nella sfera dell’utopia o la confinano a percorrenze limitate: piccole vetture per la mobilità nei centri storici, gioiellini a due ruote come il Segway che possono avere un futuro nelle città ad elevata vocazione turistica.
Ma le auto, quelle vere, richiedono ampia autonomia e lunghe percorrenze. Proprio per questo le ibride di seconda generazione (come la Volvo plug-in) possono rappresentare una valida soluzione. Grazie all’ausilio di un motore diesel a basse emissioni si coprono distanze di tutto rispetto e si raggiungono velocità fino a 160 all’ora. Lo stesso concetto elaborato dalla Volt Chevrolet e dalla Opel Ampera, con la differenza che in questi modelli è sempre il motore elettrico a trasmettere l’impulso alle ruote e il propulsore di supporto è a benzina.
Resta il problema del prezzo, sopra le 40 mila euro, che può essere abbassato solo con il ricorso a incentivi statali o grazie a politiche locali, che privilegino davvero la mobilità elettrica. Solo così l’auto ad elettroni potrà davvero avere un futuro.
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