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Delfi 1976, lo stadio

Il tempio di Apollo è alle spalle con la sua mole maestosa e le colonne severe. I raggi del sole filtrano nella struttura circolare del Tholos. Nella valle aleggia la magia dell'oracolo e l'ombra del suo mistero. Mi lascio alle spalle le rovine e salgo l'erta che conduce in cima al colle. Una cortina di ulivi chiude la vista, il sentiero è stretto e la terra si spacca sotto il sole cocente del mezzogiorno greco. Un passo dopo l'altro mi inoltro nel mondo di ieri, cullato dal canto delle cicale.

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Scozia 1998, Tattoo

In cima al castello c’è un uomo solo con la sua cornamusa. Il fascio di luce lo proietta ancora più lontano. Ma il suono di quelle canne da pastore riempie l’aria e i cuori. Lo stomaco di pecora trasformato in strumento musicale lancia al cielo note appuntite che scavano i timpani e toccano l’anima. Sono lamenti musicali figli di un altro tempo, note acuminate come l’orgoglio di Scozia. Quando le luci del castello si spengono e il suonatore solitario sprofonda nell’oscurità, l’aria è già piena di storia e di emozioni.

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Scozia 1998, Nessie

Se c’è una terra dimenticata dal tempo, questa è la Scozia. Highlanders, Nessie e fantasmi non sono creature fantastiche ma la nostra voglia di eterno. Qui tutto è immortale, o almeno lo sembra. La natura scolpita dai ghiacciai intorno a laghi e fiordi, il verde che si rinnova sotto le piogge infinite, la roccia che palpita di vita passata tra fossili e conchiglie. La Scozia non è solo un paese, è uno stato dell’anima, un viaggio in fondo a noi, dove comincia la vita, dove si chiude il magico ciclo.

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Sudafrica 2006, il terzo occhio

La lingua della donna zulu batte impazzita contro il palato. Un suono guerriero vibra nell’aria e nel tempo, traccia di un passato che vive ancora in noi. L’Africa è una ricerca delle radici, un salto indietro nei secoli fino all’alba dell’uomo. Per pochi magici istanti riapriamo il terzo occhio, quello che alza il sipario sul mondo perduto: quello degli spiriti, della natura che nasce, dei primi sogni dell’uomo.

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Canada 1996, Ottawa!

Ottawa! Lo grido al cielo azzurrissimo del Canada. Il suono vibra in gola come una corda antica. Sembra un gioco e invece è un ponte di pensieri e ricordi gettato verso un passato misterioso. Gli indiani siamo noi, chiusi nelle riserve della paura,costretti ad abitare una vita di suoni e robot, di luci e fragore. Ottawa è un tuffo nella memoria, una carezza indiana lunga e profonda, è il grande spirito della vita che abita dentro di noi. E’ la natura che si risveglia, è il messaggio di un mondo perduto. Otttawa è la scoperta della radici, è la voglia di fermare il tramonto.

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Scozia 1998, le pietre del destino

Il segreto del tempo è chiuso in un cerchio magico fatto di pietre. Sessanta scudi di roccia, sessanta come i secondi e i minuti, sessanta segnali lanciati al mondo per dire che cinquemila anni fa tutto era già successo. Chi ha portato il messaggio aveva sfondato il grande confine, aveva scoperto le leggi dell’universo. Forse veniva da lontano, forse da un altro pianeta, forse da un mondo parallelo e oscuro destinato a inghiottire anche noi. E a resuscitarci fra qualche millennio. Quel cerchio è un messaggio per l’umanità, quelle rocce sono una lettera di pietra destinata a noi.

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Santorini 2000, il mondo perduto

Cammino sul bordo di un mondo perduto. Case immacolate e tetti blu cobalto sono la risposta ostinata e gentile dell’uomo alla forza della natura. Quattrocento metri più in basso, nel fondo del mare, c’è la bocca del vulcano che ha spento migliaia di vite, una civiltà e una fetta di storia, prima di uccidere anche se stesso con l’ultima fragorosa esplosione. Eppure in questa costa arida e brulla, in questo lembo di terra che sembra strappato al furore degli dei, c'è un sapore di eterno, un respiro quasi magico.

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Svizzera 1999, la Sfinge

Dalle nevi che non muoiono spunta una Sfinge. La natura l’ha disegnata con un tocco sublime. Il capolavoro che gli uomini edificarono seimila anni fa nella piana di Giza è come un bimbo in culla davanti alla maestà eterna di questa montagna. Il costone di roccia sale ripidissimo, ma nella figura di pietra si leggono gli arti rannicchiati, la criniera, la testa immensa. Il grande leone accucciato nel ghiaccio saluta i turisti scrollandosi la neve di dosso. Ai suoi piedi un fiume bianco, le slitte, i cani polari che ti guardano con occhi lucidi, brillanti, quasi umani.

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Palmira (Siria) 2005, le rovine vive

Uno spicchio di luna nel blu della notte. Nuvole di polvere si alzano improvvise fra le rovine di Palmira. Ma non è una carovana con il suo carico di spezie. Dal buio profondo esce un gruppo di bambini, le biciclette troppo grandi, governate con l'abilità di timonieri navigati. Giocano a guardie e ladri fra i templi dove è passata la storia. Sono rovine vive queste di Palmira, acompagnano le generazioni, rinnovano nel tempo il loro messaggio misterioso. Questo non è un sito archeologico come un altro.

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Gavalohori (Creta) 2003, uomini e cicale

L’ultima cicala smette di cantare mentre il sole cala dietro i monti. Quello stridulo e lacerante saluto al giorno che se ne va segna il passaggio dal regno della luce a quello delle ombre. Il cielo diventa blu profondo sopra le gobbe irregolari delle colline, la luna si accende improvvisa come una grande abat-jour a rischiarare la valle. Il vicolo bianco si anima di voci, grida di bimbi, litanie di anziani. Il greco è una cantilena frenetica che sembra nata con l’uomo. Rimbalza l’eco delle voci, mentre la prima brezza della sera rompe l’abbraccio di fuoco di un sole ormai perduto.

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