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"Peones dentro", traditori e gente che si batte per un'Italia più seria: la differenza c'è eccome

Anche questa volta si è aperto il dibattito, cosa di cui sono felice perché parlare, confrontarsi e discutere senza scadere nelle offese è sempre segno di grande civiltà. Allora, a proposito dell’ultimo post che ho scritto, il quesito è questo: sono “peones dentro” solo quei parlamentari che ora, in previsione del voto di fiducia/sfiducia di martedì prossimo, stanno passando dall’opposizione a dare una mano a Berlusconi o erano (e sono) “peones dentro” anche quelli che sono passati (e passano) dalla maggioranza all’opposizione?

leggi tutto | blog di Sandro Bugialli |

Colpo di scena, Berlusconi è 'rinato'

Non sempre, in politica, le sensazioni hanno una spiegazione razionale. Fatto sta che è ormai diffusa la sensazione che Berlusconi abbia, politicamente parlando, ancora un futuro. Alternative non se ne vedono. Già prima che la «campagna acquisti» prendesse corpo in parlamento le antenne di Confindustria e Vaticano erano tornate a sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda di palazzo Chigi. Il che ha contribuito a fermare l’emorragia di parlamentari dal Pdl a Fli, incoraggiando altri a trasferirsi dai banchi dell’opposizione a quelli della maggioranza.

leggi tutto | blog di Andrea Cangini |

Se la retorica finiana riecheggia quella mussoliniana

Se, come dice e come sembra ormai possibile, Berlusconi dovesse ottenere la maggioranza anche alla Camera, il governo potrebbe andare avanti ancora un po’ ma per Fini, anche formalmente all’opposizione, sarebbe una sconfitta personale. Gridare al «mercimonio» equivale a gridare al «tradimento»: categorie estranee alla politica. E’ la partita della vita, per il presidente di Montecitorio. E i toni sono coerenti con la posta in palio. Anche troppo. Colpiscono le parole del corsivo di Filippo Rossi sul sito iperfiniano Farefuturo: «E’ arrivato il tempo della storia...

leggi tutto | blog di Andrea Cangini |

Berlusconi darà le carte, ma il mazzo è in mano a Bossi

A cinque giorni dal voto di fiducia sul governo emerge un certo imbarazzo tra i ranghi finiani: le colombe si rivoltano contro i falchi; i falchi non pretendono più il definitivo passo indietro di Berlusconi; Fini esclude tanto un ribaltone quanto future alleanze con la sinistra. Fosse vero, la strada delle elezioni sarebbe spianata e col Pd e i suoi satelliti divisi dal Terzo polo Pdl e Lega potrebbero persino vincerle.

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Pd e Fini

Il Pd e Fini non si alleano, sottolineano tutti. E vorrei vedere il contrario. Vabbè che giustizialismo & populismo hanno ridotto maluccio la politica. Vabbè che destra e sinistra sono concetti da aggiornare. Ma un'alleanza tra il già leader del Msi, di An e cofondatore del Pdl e il maggior partito d'opposizione erede dei riformismi italiani mi sembrerebbe un po' troppo.

blog di Francesco Ghidetti |

Il sogno di tanti italiani di centrodestra: un governo di centrodestra senza Berlusconi

Mi dice un amico: “Guarda un po’, ho letto questo a proposito delle invettive che in queste ore Berlusconi sta rivolgendo a Fini e Casini nel tentativo di salvare la sua poltroncina. E mi gira un'email dov’è scritto: …Berlusconi ha poi voluto sottolineare il grande costo che il Paese potrebbe pagare “per le ambizioni personali di quelli che si mettono con la sinistra per consegnargli il governo del Paese”.

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Ecco perché Berlusconi dipinge Fini e Casini come pericolosi sovversivi

“Questi signori vogliono consegnare il Paese alla sinistra”. E ancora: “Sono assolutamente consapevole che ho una certa età e che dovrò lasciare prima o poi, ma passerò il testimone quando avrò terminato il programma comunque mai a maneggioni della vecchia politica”.

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Il contesto è incerto, la politica sbanda

Berlusconi oscilla tra la voglia di elezioni e il terrore del voto, tra invettiva e dialogo. Fini e i finiani alternano appelli alla responsabilità del premier a giocose letterine di sfiducia preventiva al governo. Il Pd si barcamena tra ipotesi di governi di transizione e improbabili alleanze elettorali di tutti contro il Cavaliere per scongiurare il «rischio ’94». Grande è la confusione sotto i cieli gravidi di pioggia della politica italiana. E non potrebbe essere diversamente.

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Fini e il Cav. ballano sul ciglio della Prima repubblica

Accuse incrociate: il rapporto tra Berlusconi e Fini andrà avanti così fino al 14 dicembre, data del voto di fiducia. Dopo di che, sarà anche peggio. Citando Highlander, la finiana Flavia Perina ha osservato che «ne resterà solo uno». Non è detto. All’orizzonte, si intravede infatti una crisi di sistema. La Seconda repubblica non è mai nata; la cornice istituzionale, i regolamenti parlamentari e le norme sul finanziamento alla politica sono ancora quelli della Prima. Il contesto, pericolosamente, pure.

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Fini in bilico tra piazza e governo

Nel 2006 l’allora vicepremier Fini definiva «eversivo» lo sciopero indetto dall’Anm. «Non è vero che sono state fatte leggi ad personam, sono state fatte invece inchieste contra personam», diceva. Sappiamo che il calcolo politico induce i leader a mutare disinvoltamente linea, ma Fini rischia di eccedere perdendo smalto riformista. Si può decidere che Berlusconi non meriti più un salvacondotto giudiziario; non si può negare che, come ricordano i radicali, la riforma della giustizia sia urgente e l’Anm la boicotta.

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