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Ultimi blog aggiornati

cronaca

Cda Poligrafici Editoriale: boom pubblicità, utenti unici e pagine viste di Quotidiano.net

Bologna, 16 marzo 2011 - Il consiglio di amministrazione della Poligrafici Editoriale Spa, capogruppo controllante Monrifnet, società che edita Quotidiano.net, si è riunito a Bologna e ha approvato i risultati al 31 dicembre 2010 che evidenziano un miglioramento di tutti i margini economici consolidati:

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Yara: Diritto di cronaca e di critica

Una conferenza stampa, la seconda che si tiene in procura in quasi quattro mesi. Attendiamo. Non ci siamo mai associati ai cori e coretti di critiche, riserve, accuse aperte al lavoro degli inquirenti. La cultura del «crucifige» non ci appartiene.

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Mail da Yokohama/ Per favore, cancellate da Facebook quegli idioti che scrivono: "Non mi importa nulla del Giappone distrutto"

Caro Direttore, sono un cittadino italiano residente in Giappone, sto vivendo sulla mia pelle il disastro e il dolore provocato dal terremoto e  dallo tsunami (io sto bene e non ho subito danni visto che vivo a Yokohama). Vorrei porre alla vostra cortese attenzione la seguente pagina Facebook dal nome:  "Anche a me non importa nulla del Giappone distrutto". Lascio a voi ogni commento!!! Spero scriviate subito un articolo su questa cosa VERGOGNOSA!! DAVVERO MI DISPIACE MOLTO CHE IN ITALIA CI SIANO PERSONE DEL GENERE!

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Yara: "In balia dell'aggressore"

UNA IMMAGINE che ricorreva, angosciante, tormentosa. Fino a pochi giorni fa apparteneva al nostro peggior immaginario, ma ora le prime risultanze dell’autopsia la confermano. E’ l’immagine di una bambina in balia del suo aggressore. Troppo sgomenta per reagire, ribellarsi, lottare. Riceve quelle ferite, le strane ferite che le disegnano sulla schiena un indecifrabile reticolo. Il coltello non vuole uccidere, ma terrorizzare ancora di più, piegare una volontà che è già vinta, assoggettata. Questa è l’immagine. Ripensarla più volte equivale a vederla.

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Yara: "Il suo corpo guida le indagini"

Yara inizia a parlare. Quel piccolo corpo martoriato, rimasto per tre mesi sotto la pioggia, coperto dalla neve, sta incominciando a dare qualche risposta, a lanciare i suoi messaggi, a «parlare». In questo momento e per giorni ancora dovrà essere lei, la bambina uccisa, a guidare le indagini. Yara, i suoi vestiti, gli oggetti che aveva con sé, i piccoli segni di una tranquilla quotidianità violentemente interrotta la sera maledetta del 26 novembre. Sarà per lei il primo modo per avere giustizia. Sarà Yara a guidare le indagini per risalire al suo assassino.

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Yara: "E' ancora lei a guidarci"

C'E' UN MOSAICO fatto di tessere, per ora scarso. C’è un puzzle difficile da comporre. Ma c’è qualcuno che racconta. Racconta di una sera fredda di novembre. Di una bambina che viene ghermita per strada mentre torna a casa da una palestra e trascinata fra campi incolti. È sgomenta. Resiste all’oltraggio, ma non riesce a fuggire, a difendersi. La sua unica difesa è alzare una mano su cui lascia il segno il coltello dell’assassino, mentre l’altra stringe un pugno di terra e qualche filo d’erba e così verrà ritrovata.

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Yara: "Ricordiamola per come era"

RICORDARE Yara. Sì, assolutamente. E’ bella e opportuna l’iniziativa dei sacerdoti di Brembate di Sopra di raccogliere in un libro tutti i pensieri e i messaggi lasciati dalla gente in questi mesi di passione. Poche volte un fatto di cronaca ha suscitato tanta partecipazione, tanta indignazione, tanta umana pietà come la vicenda della bambina bergamasca. E’ giusto ricordare Yara ma, per favore, senza santificarla. Perché sarebbe rendere un pessimo servizio alla sua memoria.

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Quel cannibale che ha ucciso, scuoiato e mangiato il proprio cane è il frutto di una società senza regole e senza freni

Caro Direttore, a proposito di quel cannibale che senza un briciolo di pietà ha strangolato il cane con la catena e per giunta un cane che conosceva, devo dire che questo criminale non ha nessun sentimento.

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Yara: "La soglia invalicabile del dolore"

SI PENSA, dopo tanti anni, di avere fatto l’abitudine al dolore degli altri. Di avere sviluppato gli anticorpi dell’immunità. Non è così. Quando abbiamo visto i genitori di Yara avanzare tenendosi per mano, lei il viso dimagrito chiuso nell’eterno cappuccio, lui immagine di un dolore pietrificato, abbiamo capito che non è così. Non può essere così. Si sarebbe voluto rivolgere una parola, stringere una mano. E’ stato impossibile. Ma è stato giusto così. Perché ci sono soglie invalicabili. Come quella del dolore. Un dolore vissuto con dignità.

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