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cronaca

Yara: "Più che litigare dateci la verità"

ANCHE la tragedia di Yara diventa terreno di scontro fra politica e magistratura. Pare inevitabile, fisiologico, che questo accada in Italia.  La libertà di polemica appartiene alla democrazia e nessuno deve permettersi di negarla. Ma oggi, a dieci giorni ormai dal ritrovamento del corpo della bambina, le cose su cui focalizzare l’attenzione e impegnare le coscienze dovrebbero essere altre. Come già abbiamo avuto modo di dire, è giusto che l’opinione pubblica sappia come è morta Yara. Nessuno chiede indiscrezioni alle indagini.

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Yara: "Noi velinari? Facili accusare da una poltrona"

L’ACCUSA di «velinari» e l’invito ad andarsene da Brembate di Sopra lanciati, da una soffice poltrona nel caldo di uno studio televisivo, a chi da mesi macina chilometri e mastica freddo, non meriterebbe neppure di essere raccolta. Tanto è infondata e ingiusta. Siccome è anche offensiva ci permettiamo una breve replica. Velinari? Magari, verrebbe da rispondere. Perché la presenza di veline presupporrebe un dialogo fra inquirenti e operatori dell’informazione che invece in questi mesi è completamente mancato.

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Yara: "Non è una piccola santa, ma una di noi"

QUALCUNO, sullo slancio di una ondata emozionale che non accenna ad arretrare, già parla di «santa Yara», con l’inevitabile accostamento a Maria Goretti, martire in nome della purezza. Nel rispetto dei sentimenti di tutti, dello slancio generoso che pervade ogni cuore, del dolore come dell’ira, della pietà come dello sdegno, ci sentiamo di dire di no. No a un processo di santificazione che non rende giustizia, per prima, alla piccola vittima di questa tragedia assurda quanto ingiusta.

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Yara: "Guardare oltre il dolore e tornare alla vita"

I MESSAGGI in rete. Quelli che debordano dai cestoni collocati su un altare nella chiesa parrocchiale di Brembate di Sopra. Scrivono e si scrivono bambini, ragazzi, famiglie. Nella tragedia di Yara ci arrivano queste voci sottili di dolore ma anche di speranza. Sono loro che ci confortano, ci aiutano in queste giornate chiuse come in un pugno, in un grumo. Ci invitano a pensare al domani. Domani non sarà un altro giorno. Non illudiamoci.

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YARA: Una priorità, trovare il killer

ADESSO firmiamo una tregua. Sospendiamo le polemiche, le critiche, le accuse. Apriamo una linea di credito agli inquirenti, a tutti, senza distinzione, e chiediamo una sola cosa: trovate l’assassino di Yara perché venga giudicato e punito dalla più severa delle giustizie umane. Tregua. Pace per quanto è possibile. Fiducia. Speranza.

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YARA: "Essere informati per poter informare"

GIORNALISTI che inanellano errori, coltivano fantasticherie o danno il peggio di sé quando sbrigliano la fantasia per scoprirsi inventori di notizie. Nell’arco di questi tre lunghissimi mesi, pesanti e dolorosi anche per noi, ci siamo sentiti rivolgere queste critiche. Ci piovono addosso anche ora che l’odissea di Yara ha avuto l’epilogo peggiore e più temuto.

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YARA: "Lasciamo stare i volontari"

UN SOLO colpevole per la tragedia di Yara: il suo assassino. Chiamare in causa i volontari della protezione civile, accusarli di non avere perlustrato senza la cura dovuta, di essere transitati, con i cani o senza, accanto alla tomba a cielo aperto di Yara senza notarla, è ingeneroso e ingiusto. Solo chi è vissuto accanto a loro per settimane può dire quale sia stato lo sforzo quotidiano di persone che si dedicano alla protezione civile solo per passione e slancio generoso.

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YARA: "Perdono, non abbiamo saputo difenderti"

SCUSA, eri così vicino ma così lontano che non ti abbiamo vista. Rimarrai nei nostri cuori. Scusa!». E’ uno dei messaggi lasciati sull’altarino laico innalzato accanto al luogo dove è stata ritrovata Yara. Scusa perché eri a nemmeno dieci chilometri da casa, perché eri in una tomba a cielo aperto e noi ti siamo passati vicini. Scusa perché non abbiamo scorto il rosso dell’elastico fra i tuoi capelli. In questi giorni abbiamo visto rabbia, dolore, lacrime sui visi da vecchi alpini dei volontari della Protezione civile.

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