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Omeopatia ? No grazie !

Pubblicato da Silvano Cavallina Lun, 05/12/2011 - 17:21

Vorrei una volta per tutte dire la mia su questo argomento. Spesso purtroppo incontro gente che afferma che l’omeopatia è una “cura” efficace e che sono io ad essere strano! Il più delle volte a dire il vero i più grossi sostenitori di questo tipo di medicina alternativa non conoscono neanche le sue origini, c’e’ addirittura chi sostiene che è una cosa che esiste fin dal medioevo!!!! Beata ignoranza! Allora partiamo da qui.

COME NACQUE L’OMEOPATIA

L’omeopatia venne fondata nel 1789 dal dottor Samuel Hahnemann che ipotizzò un principio di similarità per curare i suoi pazienti. “Similia similibus curantur” (il simile cura il simile). Secondo tale principio si poteva curare una malattia o un disagio somministrando all’ammalato quella stessa sostanza che in una persona sana avrebbe provocato quella stessa malattia o disagio. Omeopatia, infatti, deriva dalle parole greche “òmoios”, che significa “stesso”, e “pàthos”, che significa “malattia, disagio”. Ovviamente questo metodo avrebbe potuto aggravare il male del paziente e per ovviare a tale inconveniente, lo stesso Hahnemann aggiunse un’importantissima causola alla teoria: il principio attivo simile (sarebbe la causa del male) deve venire considerevolmente diluito in acqua prima di essere utilizzato per curare un qualsiasi paziente. Nacque così, detto in sintesi, l’omeopatia, la cui regola divenne: “Ciò che in dosi ponderate causa la malattia nell’individuo sano, in dosi infinitesimali è cura per l’individuo malato”.

DOSI INFINITESIMALI?

Gli omeopati prendono una percentuale di volume di preparato curativo su volumi di acqua di 10 -30, 10 -60, 10 -200 e oltre. Quando si scrive 10 -30 (dieci alla meno 30) si intende dire “uno diviso un numero fatto da 1 seguito da 30 zeri”. Quindi della sostanza che conserva il principio attivo ne rimarebbe un zero virgola altri 29 zeri e un uno finale. Il Belladonna (uno dei meno diluiti in commercio) che ha la sigla di diluizione CH9 significa che è diluito in acqua a 10 -18 . In pratica di sostanza con principio attivo ne rimane un 0.00 000 000 000 000 000 1. E delle diluizioni maggiori che ne rimane? A questo punto, anche se non è facile immaginarci queste cose, possiamo chiederci: ammesso anche che una dose così piccola possa avere lo stesso qualche effetto, quante probabilità abbiamo che in una dose di prodotto omeopatico ci sia ancora una molecola diversa dall’acqua fra i miliardi e miliardi di molecole presenti? E’ sicuramente più facile vincere la lotteria!

COME E’ POSSIBILE CHE LA VENDANO IN FARMACIA?

Come è possibile quindi che sia venduta in farmacia senza aver superato nessun test di efficacia? Tutto questo grazie a una legge europea varata appositamente per loro. La proposta di direttiva della CEE (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale) parla chiaro: per essere registrati (e posti in vendita) i farmaci devono superare le prove di innocuità, qualità ed efficacia. Nel caso dei prodotti omeopatici invece con la “registrazione semplificata”: per essi non è richiesta la prova dell’effetto terapeutico” (art. 4). E’ solo richiesta la prova di innocuità ai prodotti omeopatici, ma con quelle dosi infinitesimali in cui rimane solo acqua sfido io che non superino il test di innocuità!!!! Per quanto riguarda il test di qualità l’omeopatia non è riuscita a superare nemmeno la qualità dell’effetto placebo.

ARTE DI VENDERE ACQUA O ALCHIMIA?

Ecco che sono arrivato al nocciolo o essenza di questa “medicina”. L’omeopata, sia per forma mentis che per modo di operare, è paragonabile molto più a un mago stregone piuttosto che a un vero ricercatore di medicina: egli ritiene infatti che quell’acqua sia diversa dall’acqua normale per via del processo di succussione che provoca la dinamizzazione dell’acqua. La succussione è lo scuotimento di quelle boccettine piene di palline composte da molecole d’acqua (H2O) che scontrandosi tra loro, detto in parole povere, “si scambiano informazioni” e le molecole d’acqua acquistano la capacità di ricordare, cioè acquistano la memoria(!). Questultimo processo è detto dinamizzazione. Dietro questi due processi quindi c’è tutto un mondo che può anche essere interessante approfondire, ma scavando si deve intelligentemente e soprattutto onestamente concludere che l’omeopatia di scentifico non ha assolutamente nulla alla base.

LA MEMORIA DELL’ACQUA

Nel 1988 la prestigiosa rivista Nature pubblicò il lavoro di un immunologo di fama, Jacques Benveniste. Nell’articolo si sosteneva la verifica dell’efficacia di un antisiero in una reazione immunologica in vitro. La novità era nel fatto che l’antisiero era stato diluito alla 10-120 M ! Nell’ambito scientifico ciò equivaleva a dire che l’acqua pura reagiva come se l’antisiero fosse ancora presente. Come se l’acqua mantenesse una specie di ricordo dell’antisiero col quale era stata a contatto. Nasceva così il principio della memoria dell’acqua. La notizia rimbalzò immediatamente sulla prima pagina di tutti i giornali che vi videro finalmente la prova scientifica dell’efficacia dell’omeopatia. Nessun giornale però disse che nello stesso numero della rivista c’era un intervento del direttore che prendeva le distanze e si riservava di effettuare una seria verifica di quanto sostenuto nell’articolo. La verifica successiva e i tentativi di altri di ripetere l’esperimento furono un fiasco totale: l’acqua non aveva memoria. Il meccanismo della comunicazione mediatica però è micidiale: un evento straordinario fa notizia, mentre uno ordinario no. La straordinarietà è che l’acqua abbia una memoria, l’ordinarietà è invece che l’acqua la memoria non ce l’abbia. Così i giornali non diedero nessun risalto (o ne diedero molto poco) al fallimento dell’ipotesi di Benveniste lasciando così nell’immaginario collettivo l’idea che un qualche fenomeno fisico consenta all’acqua di memorizzare informazioni e quindi l’omeopatia abbia un fondamento scientifico. Per cercare di chiarire il problema bisogna riferirsi al numero di Avogadro. Quando Hahnemann, il padre dell’omeopatia, avanza la sua teoria, nessuno aveva chiara consapevolezza di atomi e molecole e quindi può essere giustificato. Il principio di Avogadro fu formulato nel 1811, ma accettato completamente solo nel 1860. Ora si sa, in base a questo principio, che un grammo di una qualunque sostanza contiene un numero ben preciso di molecole ed è un numero spaventoso (6,022 * 1023), ma altrettanto spaventoso è il decremento che ne consegue diluendo in maniera centesimale questa sostanza. Dopo 12 diluizioni nella soluzione non c’è più nessuna molecola della sostanza originale (in compenso, sapendo come sia praticamente impossibile ottenere acqua pura al 100%, è più probabile trovarvi molecole di altre sostanze). Se si continua a diluire oltre questo limite non si farà altro che miscelare acqua con altra acqua. Per dare compiutamente un’idea di cosa significhi continuare in queste diluizioni, basti sapere che alla trentesima diluizione (molto diffusa in omeopatia) è come aver diluito il grammo iniziale della sostanza in un volume d’acqua pari a 714 milioni di miliardi di volte il volume del sole. Non essendoci quindi nessun principio attivo nei preparati omeopatici, la memoria dell’acqua sembrava la soluzione. Sembrava, appunto.

RAPIDE CONSIDERAZIONI:

Mi chiedo : se davvero l’acqua possiede un “effetto memoria”  perchè dovrebbe “ricordarsi” di quella molecola di principio attivo e non di quando era magari nel mare o in una fogna di Calcutta (con tutto il rispetto) a contatto di ben altre sostanze? Ho amici che si “curano” con questo metodo. Cose semplici ovviamente,  come il raffreddore e l’influenza, e mi assicurano che per loro funziona. Su mia richiesta di spiegazioni mi affermano che curandosi in questo modo, ad esempio l’influenza passa in 4/5 giorni. Ma dico io … questo non è esattamente il decorso di una normale guarigione dell’influenza senza prendere nulla? C’e’ poi chi sostiene che tutto questo è un boicottaggio delle case farmaceutiche che servirebbe a salvaguardare i loro enormi interessi, ma per correttezza pensiamo anche agli enormi guadagni delle case farmaceutiche omeopatiche che vendono acqua fresca a prezzi stratosferici!!!

PER FINIRE

Il fatto che la scienza ufficiale non riesca a spiegare un fenomeno, ovviamente ciò non vuole dire che questo non esista, anzi , se le prove sperimentali dimostrassero un effetto, ripetibile, verificabile e falsificabile, la scienza si metterebbe a studiarlo, è questo il bello del metodo scientifico , che è sempre aperto e pronto a rimettere in discussione qualsiasi cosa, qualora prove, o elementi non considerati prima, ne mettano in dubbio le ipotesi e le teorie ! Il problema è piuttosto che tutte le prove fatte sotto controllo, con test a doppio cieco, su campioni di prodotti omeopatici e campioni di acqua non hanno dimostrato mai una prevalenza di effetti degli uni rispetto agli altri! In pratica sono indistinguibili!

UNA SFIDA APERTA!

Se comunque siete ancora convinti che l’omeopatia sia una “scienza” , e potete dimostrarlo, beh allora potete facilmente guadagnare un milione di dollari e soprattutto avrete fatto un enorme dono all’ umanità e alla medicina, riuscendo a dimostrare qualcosa che nessuno ha mai dimostrato.

Qui i dettagli

blog di Silvano Cavallina |

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