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Paolo Cioni, esordiente di Pisa, sogna di far l’attore. E ci riesce

Pubblicato da Silvia Mastrorilli Sab, 12/11/2011 - 15:03

   

HA LA FACCIA felice, di uno a cui è successo qualcosa di bello. E’ proprio così. Paolo Cioni, 29 anni, è un giovane pisano che diversi anni fa è partito alla volta di Roma con il sogno di fare l’attore e stavolta c’è riuscito davvero.

Dopo aver frequentato l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica “Silvio D’Amico” e aver fatto una particina nella fiction sul Mostro di Firenze, qualche stacchetto comico nel programma di Daniele Luttazzi Decameron e tanto teatro, era tornato a vivere a Pisa in attesa della grande occasione. E’ lì che ha superato il provino ed è diventato, insieme a Claudio Santamaria e all’altro esordiente Francesco Turbanti, uno dei tre coprotagonisti del film I primi della lista, primo lungometraggio dell’italo-inglese Roan Johnson da ieri al cinema. La pellicola è basata su una storia vera accaduta il 1° giugno del 1970, quando tre ragazzi, in preda alla paura di un imminente colpo di stato, decisero di scappare da Pisa per chiedere asilo politico in Austria.

Paolo, come è riuscito ad accaparrarsi il ruolo di coprotagonista al primo colpo?«Sono andato a fare il provino quasi per caso e un po’ sfiduciato perché era tanto che non recitavo. Ma, arrivato lì, mi sono reso conto che c’erano tante persone ma senza esperienza. Così, non appena è stato il mio turno, il regista Roan ha capito che ero molto preparato e mi ha detto di essere interessato a me. All’inizio dovevo interpretare il ruolo di Pino Masi (cantautore pisano molto popolare negli anni ‘70) ma mi hanno detto che non ero adatto perché avevo troppa bontà negli occhi mentre il Masi era un personaggio molto paranoico, che vedeva complotti ovunque. Così hanno deciso che io dovessi fare il ruolo dello studente Fabio Gismondi mentre hanno scelto Santamaria per fare il Masi».

Com’è stato condividere la scena con un attore famoso come Santamaria?«All’inizio io ero terrorizzato perché per me era un attore mitico e temevo facesse ‘il belloccio’ e se la tirasse, invece è molto simpatico e disponibile, mai smargiasso: abbiamo legato tanto».  

Qual è stata la cosa più difficile?«Imparare a suonare la chitarra per esigenze di scena. Sono particolamente negato con gli strumenti ma ero riuscito ad imparare a suonarla. Quando è stato il momento di girare la scena però il regista mi ha detto: ‘Non devi suonare da mancino ma da destro’. Così ho dovuto imparare a suonarla anche con la destra, pur essendo io mancino».

Con quale regista le piacerebbe lavorare?«Se potessi scegliere con Virzì, Sorrentino o Benigni».

E perché dovrebbero prendere proprio lei?«Perché sono felice di vivere e oggi, in un’Italia di depressi, non è poco».

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