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Torcello e gli 11 abitanti coraggiosi

Pubblicato da Achille Scalabrin Mer, 30/11/2011 - 20:05

E’ LA PRIMAVERA del 1961: trenta abitanti di Torcello applaudono la regina Elisabetta e il principe Filippo in visita nella magica isola della laguna veneziana. I reali d’Inghilterra hanno lasciato il «Britannia» per gli incanti di Santa Maria Assunta, di Santa Fosca, le atmosfere della locanda Cipriani, i ricordi di Hemingway che nell’Italia del boom cominciano a richiamare il turismo che da élite diventa massa. Ma cinquant’anni dopo non bastano a trattenere Simone Regazzo e la sua famiglia. E’ il custode della millenaria basilica e ha tre bambini, gli unici dell’isola. Per rendere loro «la vita più agevole», nei giorni scorsi ha deciso a malincuore di trasferirsi a Burano. E così gli abitanti di Torcello sono scesi da 16 a 11. E’ lunga l’agonia dell’isola che nel 1829 aveva 120 residenti. E il parroco, don Ettore Fornezza, mentre benedice Simone e i suoi, dà l’estrema unzione a Torcello: «Non è facile vivere qui, ci vuole coraggio».

Sì, ci vuole coraggio per vivere l’abbandono cui si è destinati, a poche miglia dalle luci sfavillanti dell’ex Serenissima. Acque alte, pochi collegamenti, pochi servizi, niente scuole nell’isola ormai fantasma, nell’isola cartolina. Una trincea per undici irriducibili, alcuni dei quali probabilmente potrebbero riconoscersi nella foto. Simone non c’era, ma quante cose avrebbe da dire, se lo invitassero alla conferenza dell’Unesco che si apre oggi per discutere del «futuro di Venezia e della sua laguna».

(pubblicato su Qn-Carlino-Nazione-Giorno il 13 novembre 2011)

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