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L'Ambrogino d'oro radical choc

Pubblicato da Achille Scalabrin Lun, 24/10/2011 - 12:01

CON l’Ambrogino d’oro, Milano indica ogni anno le personalità che danno lustro alla città. I radicali hanno candidato Sergio D’Elia e il sindaco Giuliano Pisapia ha messo subito il veto, suscitando le ire di Pannella. I meriti del candidato ed ex parlamentare radicale? E’ presidente dell’associazione «Nessuno tocchi Caino», che si batte contro la pena di morte nel mondo. Ma prima di abbracciare la causa libertaria, D’Elia è stato uno dei leader di Prima linea, condannato a 25 anni di carcere per banda armata e concorso nell’omicidio della guardia carceraria Fausto Dionisi, avvenuta al carcere delle Murate a Firenze nel ’79. Ne ha scontati 12, grazie ai benefici di legge riconosciuti a chi si dissocia dal terrorismo. Ha pagato il suo debito con la giustizia e da quel momento si è dedicato a una nobile causa. Ma la candidatura ha tutta l’aria della provocazione, in perfetto stile radical choc. E in un Paese che rimuove continuamente il suo passato o lo smacchia ad uso e consumo degli ingenui, benvenga Pisapia a ricordarci che chi ha attraversato il magma del terrorismo, usandolo per uccidere, non può ambire a nessun premio o elogio da parte della società civile. Anche se nel frattempo ha cambiato idee e strada, anche se ora si batte per salvare vite umane. D’Elia fa oggi opera meritoria, gli va dato atto, ma sono altre le persone che nobilitano Milano con il loro presente e il loro passato. E sarebbe bello che fosse lui stesso a chiamarsi fuori dalla gara, per rimarcare ancor meglio che ciò che fa con «Nessuno tocchi Caino» è un gesto di civiltà tout court e non l’iscrizione a concorsi a premi.

E sarebbe anche bello che a scegliere i candidati all’Ambrogino d’oro fossero i milanesi e non i partiti, che trasformano il tutto in un regolamento di conti, in un mercato in cui il rischio è che a essere premiati siano gli amici, gli amici degli amici e non i migliori.

(pubblicato su Qn-Carlino-Nazione-Giorno il 23 ottobre 2011)

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