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AMERICANI DI LUCCA

Pubblicato da Remo Santini Lun, 25/04/2011 - 12:18

Bernie è un ingegnere originario di Tassignano che ha fatto fortuna a Chicago, dove vive con la moglie e i figli. Ora è in pensione. Pensate un po’: tra le bambine che frequentavano con lui l’asilo nella frazione capannorese, c’era anche quella che sarebbe diventata la sua futura sposa. Ma, ironia della sorte, quella ragazza la conobbe e se ne innamorò lungo la strada dell’America, non nel paese in cui era nato: quando si dice il destino... Mike invece è un ragazzo dell’Illinois pieno di speranze: ha superato da poco i 20 anni, e i suoi nonni sono lucchesi Doc. Anziché avere l’ambizione di fare grandi cose negli Stati Uniti, il suo sogno è di venire ad abitare nella nostra città per fare il vigile del fuoco. Che strano, chissà quanti al posto suo vorrebbe fare l’inverso. Vicende singolari, ma il racconto non finisce qui...

Luigi invece abita a San Francisco, anzi a poche miglia dalla metropoli californiana, in San Bruno. Seguendo le orme del padre, negli anni Cinquanta emigrò dall’Italia e, considerando che arriva dalla Controneria di Bagni di Lucca, cominciò a vendere figurine di gesso ai mercati ambulanti. Oggi la sua azienda, la «Silvestri», ha cento dipendenti e produce vasi, fontane e ornamenti per i giardini di case e ville. Poi è la volta di Stefano. Vive a New York, dove è fuggito nel 2005 dopo il fallimento degli studi universitari. Ha cominciato a guadagnarsi da vivere consegnando giornali e volantini pubblicitari nella Grande Mela: grandi sacrifici, ma da pochi mesi ha una ditta di distribuzione tutta sua con dieci impiegati. Niente male, vero? Quelli che vi ho raccontato sono quattro casi emblematici di lucchesi in cui mi sono imbattuto in questi giorni durante un viaggio negli States. Sapevo che si sarebbero materializzate in qualche modo, e sono felice di avere avuto il privilegio di conoscere queste persone, così come tante altre trapiantate oltre Oceano e le cui vicende sono emblematiche non solo per l’impegno che hanno messo nella loro avventura, ma anche per il loro attaccamento alla terra d’origine.

Ascoltandoli, mi è venuto in mente che si potrebbe creare, oltre ai «Lucchesi nel Mondo», anche un’altra associazione. Come intitolarla? «Il mondo dei lucchesi». Per conoscere soprattutto le loro storie, come hanno trovato la forza di diventare qualcuno in una terra straniera così lontana. Facendoglielo raccontare direttamente ai nostri figli e ai nostri nipoti, che hanno bisogno di esempi positivi. A Livorno, in senso ironico e un po’ dispregiativo, si usa dire «sì, americano di Lucca...» a chi vuole apparire quel che non è, o comunque per dipingere una situazione non vera. Capisco che agli altri toscani possa sembrare strano, ma di «americani di Lucca», invece, ce ne sono eccome. Gente che non vive più qui, ma ci ha lasciato il cuore, continuando a tenere alta la nostra bandiera. Come possiamo non volergli bene? remo.santini@lanazione.net

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