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Ritalin e psicofarmaci ai bambini, come previsto dietro la guerra di cifre si profila il rischio dell’abuso

Pubblicato da Lorenzo Sani Mer, 12/12/2007 - 11:14

(DIRE) Roma, 20 nov.-Sarebbero 162 mila in Italia i minori che soffrono di Adhd, la sindrome da iperattività e deficit dell’attenzione, secondo i risultati del progetto di screening ‘Prisma’ del ministero della Salute. Ogni giorno dai 30 ai 60 mila bambini italiani assumono psicofarmaci, con una percentuale che e’ tripla rispetto a quella americana e quadrupla rispetto a quella inglese. Mentre sono 40 (sui 112 previsti) i Centri regionali per la somministrazione di psicofarmaci stimolanti che sono in corso di autorizzazione in Italia (198 i minori cui e’ stata diagnosticata l’Adhd, e a 164 di loro vengono somministrati psicofarmaci, fra cui il Ritalin, come cura). Queste alcune delle cifre che sono state diffuse oggi da “Giu’ le mani dai bambini”, campagna nazionale di
farmacovigilanza pediatrica, che, in occasione della giornata mondiale dei diritti dell’Infanzia, ha organizzato in
Campidoglio, a Roma, una tavola rotonda dal titolo “Bambini diversamente vivaci: patologia o risorsa?”, cui
hanno partecipato medici, psicologi, psichiatri, rappresentanti dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e
dell’Istituto superiore di sanita’ (Iss), per discutere sia sia davvero giusto ed efficace curare con psicofarmaci i
minori affetti da Adhd, comunque difficile da diagnosticare. “Una folta parte della comunita’ scientifica- spiega Luca Poma, portavoce di ‘Giu’ le mani dai bambini’- non e’ d’accordo con l’uso di psicofarmaci per risolvere i problemi dei bambini. Questo non vuol dire- aggiunge- che vogliamo fare una battaglia ideologica”. All’interno della comunita’ scientifica “sono in molti a ritenere che l’iperattivita’ non sia una malattia di origine biologica”. Questo, prosegue Poma, “non vuol dire che non ci siano bambini iperattivi, ma che i minori che sono tali presentano disturbi sintomo di un disagio piu’ profondo”.
Una spaccatura, quella testimoniata da Poma, portavoce di ‘Giu’ le mani dai bambini’, che trova conferma anche nel dibattito di oggi in Campidoglio, caratterizzato da opinioni molto differenti sull’utilita’ degli psicofarmaci e sulla natura della cosiddetta Adhd. A dare il la’ al dibattito e’ infatti un’affermazione forte di Claudio Aimone, psicologo e fondatore dell’Osservatorio italiano sulla salute mentale: “Questa malattia- spiega- non esiste e non c’e’ niente che ne dimostri l’esistenza. Se non esiste la malattia, non esiste nemmeno la cura. Stiamo parlando dunque di qualcosa che non c’e'”. Un’opinione in gran parte convergente con quella di Emilia Costa, docente di Psichiatria
all’universita’ di Roma ‘La Sapienza’: La maggior parte delle diagnosi sono fasulle- sottolinea- e non tengono
conto della fondamentale relazione tra il bambino e il suo contesto familiare. Io credo che non sia opportuno
somministrare psicofarmaci ai bambini”. Anche per Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma, la formulazione della diagnosi deve fare i conti con diversi fattori: “Innanzitutto- sottolinea- la societa’ e’ cambiata e i bambini rispondono a questi cambiamenti anche osservando i comportamenti di genitori e familiari”. Ma soprattutto, “la descrizione di un comportamento non puo’ essere l’elemento base di una diagnosi. Occorre cercare la causa”. Il punto del contendere, come spiega lo stesso Poma, sta proprio nella condivisione o meno dei protocolli ministeriali che autorizzano la
somministrazione di psicofarmaci ai bambini.
“Perche’ il ministero abbia autorizzato i farmaci per una sindrome sulla cui stessa diagnosi la comunita’ scientifica si mostra divisa, e’ una domanda che non ha risposta”. La cosa sconcertante, prosegue il portavoce di ‘Giu’ le mani dai bambini’, e’ “che gli organismi di controllo si ostinino a dire che non ci sono divisioni su questo punto e il fatto che tali protocolli ripropongano in buona sostanza cio’ che era stato affermato anche da quelli americani”.
Un’accusa che viene respinta da Pietro Panei, rappresentante dell’Istituto superiore di sanita’: “I nostri
protocolli- controbatte- come prima scelta terapeutica indicano terapie non farmacologiche, poi per casi piu’
gravi si arriva all’assunzione del farmaco”.
Difende i protocolli, ma sottolinea anche il percorso di dialogo con le istituzioni sanitarie che ne e’ stato alla base, Antonio Addis, delegato dell’Agenzia italiana del farmaco: “Da sempre- spiega- l’Aifa cerca di istituire dei protocolli e dei criteri che cerchino di standardizzare e di produrre delle linee di condotta per fare in modo che il farmaco sia usato, non standadizzato”. Per i protocolli “abbiamo lavorato un anno con un comitato che e’ stato aperto a tutte le sollecitudini delle rappresentanze di medici, associazioni familiari e operatori sanitari”. Insomma accuse rimandate al mittente. Intanto, il percorso di somministrazione di psicofarmaci come il Ritalin continua: sono stati aperti 40 centri appositi in tutta Italia e per ora sono 164 i bambini tra 6 e 11 anni in Italia cui sono stati somministrati psicofarmaci, sui quasi 198 cui e’ stata diagnosticata l’Adhd.

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