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Riflettori sulla Somalia, la catastrofe umanitaria dimenticata

Pubblicato da Lorenzo Sani Lun, 27/10/2008 - 15:37

"Abbiamo accolto con grande soddisfazione l’annuncio del viaggio in Africa del Papa a marzo, perché sfortunatamente, soprattutto dopo l’11 settembre, quando è incominciata la cosiddetta guerra globale al terrorismo, l’attenzione e i fondi disponibili per l’Africa si sono drasticamente ridotti. E’ vero che il numero dei conflitti è calato sensibilmente, ma ci sono ancora situazioni drammaticamente calde che vanno avanti nella totale indifferenza, come ad esempio nella Repubblica Centrafricana o nella parte nord orientale del Congo, per non parlare della Somalia".

Strappare la disperazione delle guerre, interstatali o civili, al silenzio è una missione in più che si è data Medici Senza Frontiere, la più grande organizzazione umanitaria indipendente di soccorso medico, Nobel per la pace nel 1999. Da dieci anni MSF pubblica la top ten delle crisi umanitarie più ignorate nel mondo. Negli ultimi due ha focalizzato soprattutto le crisi in Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Ciad, Repubblica Centrafricana, Colombia, Haiti e Sri Lanka. Il viaggio del Santo Padre in Camerun e Angola, come ha sottolineato il direttore generale di MSF, Kostas Moschochoritis, sicuramente saprà riaccendere i riflettori laddove la morte è un tragico rito collettivo che si consuma lontano dall’attenzione della comunità internazionale.

Medici Senza Frontiere, che dedicherà alla Somalia una giornata di riflessione domani a Bologna con incontri, dibattiti e una mostra fotografica a partire dalle 10 presso la sala conferenze del Baraccano, è attiva in oltre 65 paesi del mondo e gestisce ben 380 progetti.

Perché la Somalia è diventata il simbolo delle urla nel silenzio?

"Come medici non possiamo trarre valutazioni di tipo geopolitico, caso mai ne condividiamo le drammatiche conseguenza con la popolazione. La guerra è iniziata 17 anni fa, ma dal 2007 si registra un’escalation terribile della violenza e dei combattimenti tra le truppe etiopi, del governo federale di transizione e i vari gruppi armati tra cui quelli delle corti islamiche che stanno causando migliaia di vittime civili e almeno 700 mila sfollati da Mogadiscio. Le frontiere per questa gente sono chiuse, noi assistiamo migliaia di esuli a Hafgooye, una località a una trentina di chilometri dalla capitale, in un contesto molto critico. Dopo 17 anni anche il tessuto sociale è disintegrato, chi può scappa. E’ una delle situazioni più disastrose che abbia mai visto".

Lo scorso gennaio Medici Senza Frontiere ha perso tre operatori in Somalia, uccisi da un’autobomba, un autista somalo, un tecnico francese che si occupava della logistica e un chirurgo keniota.

"Il problema principale è la totale insicurezza _ ribadisce Moschochoritis _ la vita umana non ha valore e le vittime sono quasi esclusivamente civili. Poi ci sono gli effetti collaterali di ogni conflitto, le malattie, le epidemie di morbillo, la malaria, il colera, la malnutrizione dei bambini. Prima in Somalia c’era un conflitto locale e nessuno si interessava. Dal 2001, soprattutto da quando le corti islamiche hanno preso il controllo di larga parte del Paese, la zona è rientrata attivamente nella cosiddetta guerra globale al terrorismo e la situazione è molto complicata. Parlare di questo non è facile e forse non conviene a nessuno. Sappiamo anche in Italia cosa è successo col caso di Ilaria Alpi".

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