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"State tranquilli". Guccini sta bene, ce le canterà di nuovo

Pubblicato da Benedetta Salsi Mar, 06/12/2011 - 11:55

«Ora sto bene, sto benissimo. Non è successo niente. Ma a un certo punto non stavo più in piedi. Mi faceva molto male questa gamba, un male cane. Soprattutto alle ultime canzoni. C’era un caldo infernale, tanta gente». Francesco Guccini da Pavana, adesso sorride. Ha chiuso dietro sé la porta verde e si confida dal suo buen retiro, in quel paradiso sugli appennini in cui si riposerà. O meglio, tirerà il fiato, come direbbe lui.

Un vistoso malore, ha rallentato quella maratona lunga più di due ore, corsa sul palco dell’Unipol Arena di Casalecchio di Reno, nell'ultima data del tour 2011. Sempre in piedi, davanti a diecimila persone («vi siete sbagliati, Paul McCartney era la settimana scorsa»). Forse gli «strascichi della brutta influenza avuta poche settimane fa, gli antibiotici o le 40 gocce di Paracodina prese prima del concerto per calmare la tosse», rassicura lo staff. Mettiamoci anche qualche bicchiere di troppo che ci ha bevuto sopra, per brindare alla Bologna di una volta e alle osterie che non ci sono più. Rimpiazzate da quelle boutique del vino, in cui è un pregio che un tosso odori di frutti di bosco («mio nonno l'avrebbe schifato...»). Quelle osterie in cui le grandi bottiglie di dividevano in due categorie: bianchi o rossi.

Ma il professore, all'improvviso, non era più lui. L’enorme camicia rossa intrisa di sudore, come i capelli, gli occhiali calati a mezz’asta. Le sillabe che rotolavano una sull’altra, il fiato corto. Eskimo, non filava. Tutta fuori tempo. «Sta male», sussurrava la platea. E poi, le prime note di Cirano. Le parole che tutti cantavano a memoria, lui le strascicava, mentre si reggeva all’asta del microfono.

«Fermati, fermati, Francesco. Basta». Glielo gridavano. Lo pregavano da sotto il palco, i fedelissimi del maestrone; almeno tre generazioni con le lacrime agli occhi, le mani sulla testa; lo sguardo fisso verso quell’omone di 71 anni che non voleva mollare, di fronte a un mancamento ormai troppo evidente. Ma non si è arreso. Ha rifiutato la sedia, ha tenuto la chitarra a tracolla. E ha continuato a suonare.

Voleva finire quel concerto così importante. «Come avrete capito la voce mi ha abbandonato», ha tentato di dissimulare. «Spero di farcela». Dio è morto, allora, come da scaletta. Poi la chiusura. La solita. Quella Locomotiva lanciata a bomba contro l’ingiustizia, un po’ parlata, un po’ intonata, a mezza voce, fra i pugni alzati e i lucciconi dei fan, troppo preoccupati anche per cantare. «Naturalmente, grazie». Il cenno di una mano, prima di allontanarsi lentamente.

Francesco, ma come sta?

«Benissimo, benissimo, davvero. Non è successo niente. Solo che a un certo punto non stavo più in piedi... ».

Risponde lui al telefono di casa. Neanche due squilli. Il ‘maestrone’, il giorno dopo, sorride. Sorride di quel malore che ha imperlato le fronti e riempito gli occhi dei diecimila che sabato sera affollavano l’Unipol Arena di Casalecchio di Reno; quello che lo ha fatto accasciare sull’asta del microfono e tentennare sulle parole degli ultimi tre pezzi. E sorride di sé, del fisico e dell’anagrafe che, certamente, non sono più quelli di una volta. Francesco Guccini da Pavana ha 71 anni. Ma, nonostante tutto, nessuna intenzione di mollare.

Ha fatto preoccupare, e parecchio, tutto il palazzetto sabato sera.

«Lo so, lo so. Ma non è successo niente. È che mi faceva molto male questa gamba, un male cane. Poi c’era un caldo infernale, tanta gente».

È andato avanti per oltre due ore filate, poi l’intoppo.

«Erano le ultime canzoni, non ce la facevo più».

I suoi fedelissimi, se ne sono accorti subito. Nel mezzo di Cirano, le gridavano di smettere. La pregavano.

«Sì, ho sentito. E sono commosso da tutta questa attenzione, i ragazzi che si sono spaventati. Ma... »

Il suo staff parla di calo di pressione, gocce di Paracodina, influenza e antibiotici, poche settimane fa. E, forse, qualche bicchiere di troppo, per brindare a Bologna e alle osterie di un tempo. Ma che cosa è successo?

«Non lo so. Una volta sceso dal palco mi sono provato subito la pressione: era 110 su 70. Quindi andava bene. Ma ero tanto stanco. Forse non riesco più a stare in piedi due ore e mezza, senza pausa».

Ha rifiutato di sedersi per Dio è morto però...

«Eh, eh... I miei sette amici medici, dietro le quinte, non si capacitavano. Dopo mezz’ora dalla fine stavo già meglio. E continuavano a dire: ‘Ma davvero vuoi andare a mangiare?’»

E lei?

«Ma certo, che voglio andare a mangiare, dicevo. E ho mangiato. Non è successo niente».

Era l’ultima data di un lungo tour. Ora questo mancamento. Qualcuno aveva messo in giro la voce di un suo ritiro...

«Non è vero. È solo la stanchezza che gioca brutti scherzi. E l’età è quella che è. Adesso, come da programma, farò un periodo di riposo. Ma non smetterò». Lo ripete due volte.

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