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Ferrara, i Buskers e la felicità a portata di mano

Pubblicato da Benedetta Salsi Ven, 26/08/2011 - 13:34

Una città invasa dall'arte, dalla bellezza, dalla magia. Stupore, emozione, occhi traboccanti di gioia che non smettono di luccicare, su facce giovani e dipinte. Reflex al collo, Birkenstock per camminare sodo, su e giù per le Mura. Ferrara abitata dal Buskers Festival è questo. E molto altro. È la ventiquattresima edizione, ma non lo dimostra. Gli anni non si contano. Ogni volta è una nuova sfida. Una ruota che gira con il mutare delle generazioni. Passeggini, cani al guinzaglio, biciclette; tante. Note a ogni passo. Ritmi esotici, rasta sulla testa. Fuoco che vola, poeti di giornata, tarocchi e verità, mescolati come cocktail. Chupiti a un euro, cd masterizzati che passano di mano; sassofonisti stranieri che tra un fiato e l'altro trovano il tempo di fare l'occhiolino alla ragazza che li guarda incantata; cappelli pieni di monete appoggiati sull'asfalto rovente. In uno dei sogni di mezza estate più torridi che ricordi.

Poi, dietro l'angolo, davanti al solito tabacchino, una folla che batte le mani. Piedi instancabili, tarantolati. C'è un gruppo che suona forte. Percussioni che pulsano al ritmo delle vene. Un'energia trascinante, alla quale non ci si può sottrarre. Loro, sudatissimi e felici, ammiccano al pubblico. Un anfiteatro zingaro e colorato, fatto di adolescenti, famiglie, sfattoni. Anziani in carrozzina che si divertono come matti. Applaudono, si lasciano andare, finalmente. È questa la felicità, credo. Ed è gratis, a portata di mano. Basta scendere le scale, uscire di casa, farsi inghiottire e trascinare senza sforzo dalla carovana. Molti cittadini estensi, i più integralisti, storcono il naso. Sporco, caos, rumore. Vandalismi, escrementi, disordine. Tutto e troppo. Mentre gli artisti di strada, arrivati a migliaia da tutto il mondo, con le loro lingue così diverse e la pelle bruciata dal sole, non capiscono, sorridono e continuano a picchiare sui tamburi.

Cartoline vivaci. Palazzo Diamanti riposa, in attesa di una grande mostra. Il Castello sorveglia imponente e si fa immortalare. Il quartiere ebraico all'improvviso si desta e riluce, in un'atmosfera surreale. Il Sottomura allestito come accampamento dei nottambuli, quelli che se non facciamo le cinque non siamo contenti. E la Cattedrale, immortale, dà la sua benedizione al giocoliere che ha scelto il sagrato come palcoscenico. Il mondo è bello perché è vario, disse un tale. La penso come lui. E qui, in questi giorni, anche senza volerlo, l'arcobaleno delle possibilità si amplifica all'infinito. E se ne diventa parte integrante. E allora avanti con il casino, con la voglia di muoversi, di raccontare e farsi sentire, da chi ha orecchie per ascoltare. Avanti con lo spettacolo, con una manifestazione che ha portato il nome di questa bella addormentata in giro per il mondo e che la scuote fin dentro le viscere. Dura il tempo di dieci giorni.

Ferrara è meravigliosa, un miracolo. Nell'epoca dei Buskers lo è ancora di più.

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