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Ci fa sognare, pazzi di gioia: ecco perché piace tanto Vinicio Capossela

Pubblicato da Benedetta Salsi Sab, 23/07/2011 - 10:44

Nel fondale spettacolare dell’abisso musicale, alla fine, è sbarcato Vinicio Capossela; col suo carico di poesia, portata come una borraccia di rum al collo di un vecchio pirata. E lui, 46 anni indossati con allegria, una forma ritrovata (l'amore fa miracoli) è un po’ concerto, un po’ circo, un po’ teatro. Il cantastorie di Hannover appare mutevole come le sue note, Caronte di un viaggio colto e raffinato all’interno delle sue melodie più belle. Fa sognare. Lo fa con le costole enormi del cetaceo che si aprono e si chiudono sui musicisti, al grido di “vogliamo del rum”. Con i coristi ‘sirenette Marinetti’ ironici e scanzonati nei loro costumi anni Quaranta, intrappolati in una rete da pesca.

Vinicio canta al megafono, in un mare di bolle; suona il pianoforte a coda, la chitarra, il tamburello. Bacia il palco, con un mantello di paillettes da ‘polpo d’amor’. Poi intona la ‘Medusa cha cha cha’; il pubblico, ride, si scompone, si alza dalle sedie al ritmo dell’Uomo Vivo, il suo “inno alla gioia” più esplosivo è contagioso. Tutti a ballare scatenati, sotto il palco. Capossela, poesia e taranta, ballata e tormentone, apre una birra; brinda con la gente. Si siede davanti ai tasti bianchi e neri e intona le ‘sirene’. Quelle che ti riportano al passato, al sogno, alla nostalgia “infiammazione del ricordo”.

Tra foche barbute, sirene coi baffi, pesci e uccelli che battono le ali, una scenografia onirica di luci e suoni, che evoca il mondo teatrale di Brecht, la fantasia di Melville, Céline, il surrealismo, le sonorità mediterranee, la frenesia dei ritmi balcanici. Artista errante e istrionico, tra un sorriso strappato e qualche pensiero insinuato, titanico, sorprendente, riesce a tenere gli occhi emozionati incollati alla sua voce, graffiante e profonda; alla sua ironia, mai celata. Alla sua voglia di essere, sempre e comunque, una rivelazione. «Perchè se è vero che al peggio non c’è fine, neanche al meglio ci deve essere limite». Amen.

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