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Campovolo 2.0, la piccola Woodstock di Liga

Pubblicato da Benedetta Salsi Dom, 17/07/2011 - 16:35

«Vi vedo bene, vi vedo molto bene». I ragazzi, quelli che di solito stanno in giro, come li canta lui, ieri sera erano tutti lì. In 120mila. Le luci sul mega schermo si sono accese. E Liga, con la sua camicia a quadri, i jeans delavati e le scarpe da ginnastica ha dato inizio a «Campovolo 2.0». Erano le 21,20, alle spalle del rocker le immagini dell’evento del 2005, per lui motivo di frustrazione per i ventilati problemi di audio, tanto da spingerlo alla nuova scommessa reggiana.

Un delirio di lacrime, blues, di braccialetti gialli del Bar Mario, di parole evocate a squarciagola. Nelle telecamere i Clandestino, la Banda, il Gruppo, Mauro Pagani. Suoni internazionali, americani, gli amici e i musicisti di sempre. Un abbraccio che dura da vent’anni. Ma per tutti contava solo lui, il rocker di Correggio; l’uomo che vive tra palco e realtà dal 1990, capace di far ballare sul mondo bambini e sessantenni; quello che pensa la vita come un atto di fede. Luciano non si è risparmiato, ha portato avanti un evento unico correndo sul palco, gambe e fiato finché se ne vuole, i capelli al vento e qualche schitarrata grintosa.

Nessuna pausa, per più di tre ore. Tre ore di abbracci tra fidanzati, di famiglie venute da lontano, di giovani con le gambe e le braccia mai ferme, né stanche. Tre ore di sorrisi, di vibrazioni, di musica suonata come si deve. Tre ore di quelle notti lì, quando l’arte dà un senso a tutto il resto.  Lo aspettavano da tempo. E non ha deluso. Il repertorio migliore è risuonato nelle casse. I fan che lo acclamavano, lui che incitava loro. Certe notti è arrivata quasi sul finale; certe notti sono quelle in cui non si può restare soli; certe notti son notti, o le regaliamo a voi; lo ha gridato con forza, fra la pelle d’oca e gli arpeggi che incalzavano.

E il Campovolo ha risposto. Quello che per tutti i reggiani è sempre stato solo l’aeroporto, o al limite il prato della festa dell’Unità, da oggi è qualcosa di più. Campovolo è scritto sulle magliette dei fan, sugli striscioni, sulle guance rigate dalle lacrime; Campovolo resterà impresso nella memoria di chi oggi sta tornando a casa, su e giù per lo Stivale. E oltre. Il giorno dei giorni è tornato, dopo anni. Un palco immenso, in pieno rock & roll. Luci e video a fare da cornice. Pochi effetti speciali, non servivano. L’audio stavolta era perfetto. E una brezza fresca che alla fine ha graziato tutti. Ha cantato tanto e parlato poco, lasciando spazio alle sue melodie, senza concedere nulla a riferimenti di tipo politico, spettacolare o sportivo. E poi ha regalato due brani inediti. Liga ha replicato il grande evento, ha compiuto un miracolo che avvicina il Campovolo a Woodstock, urlando nuovamente contro il cielo di Reggio.

"Ora andate e moltiplicatevi, voglio che da Campovolo 2.0 nascano mille bambini. Tutta questa bellezza dovrà pur tradursi in qualcosa di concreto". Il meglio, lo dice lui, deve ancora venire. 

Arrivederci, mostro.

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