La nuova carriera del Blasco, che sbuffa nuvolette di vapore e vende sigarette elettroniche
«Continuo a fare debiti... Vivere non è facile». Quasi una didascalia. Canta Vasco Rossi, seduto sul sedile del suo camper. Strabuzza le pupille, inforca gli occhiali tenuti al collo da un cordino, disegna nuvolette mentre ondeggia una sigaretta tra le dita. Sono i ‘clippini’ del rocker di Zocca, girati su e giù per Stivale, anche questa estate, mentre si trovava ricoverato a Villalba, sui colli bolognesi per il malore che tenne sulle corde l'Italia intera. E pure dopo. Youtube ne è pieno.
Eva dei giorni nostri sogna un lato B a forma di mela e sgambetta con i jeans anticellulite
Non ci si crede. Ma esiste davvero. Il ‘jeans anticellulite’ che fa parlare di sé in tutte le lingue («vendiamo nelle migliori 400 boutique del pianeta... ») nasce a Gaibana, alle porte della bella addormentata città estense, dalla mente di Luca Berti, stilista di 49 anni ‘ferrarese doc’ (ma «cittadino del mondo») e da un suo viaggio in Cina. È così che ha deciso di non accontentarsi. Sul mercato ne esisteva già uno, di un’azienda concorrente, che prometteva il famoso effetto push-up sul ‘lato b’. In una parola: sollevare.
Ferrara, i Buskers e la felicità a portata di mano
Una città invasa dall'arte, dalla bellezza, dalla magia. Stupore, emozione, occhi traboccanti di gioia che non smettono di luccicare, su facce giovani e dipinte. Reflex al collo, Birkenstock per camminare sodo, su e giù per le Mura. Ferrara abitata dal Buskers Festival è questo. E molto altro. È la ventiquattresima edizione, ma non lo dimostra. Gli anni non si contano. Ogni volta è una nuova sfida. Una ruota che gira con il mutare delle generazioni. Passeggini, cani al guinzaglio, biciclette; tante. Note a ogni passo. Ritmi esotici, rasta sulla testa.
Caro il mio Luciano, seduto in riva al fosso
Vasco e Liga. Il Blasco e il rocker di Correggio. Uno che gliele suona al ritmo dei post di facebook. L'altro che tace. E incassa, seduto in riva al fosso. In fondo, è fatto così. Questa corsa folle speriamo la faccia fare solo al Komandante. Speriamo che non risponda. Che non infarcisca la polemica. Non ne ha bisogno. Non ne avrebbero bisogno entrambi. Caro il mio Luciano, in fondo, lo hai scritto tu. La lettera era indirizzata a un tal Francesco da Pavana, quello dell'Avvelenata, ma i concetti erano chiari.
La serata come si deve
Una serata come si deve. Io la chiamo così. E lui mi chiede di spiegare che cosa sia, fra ironia spiazzante e retorica. Quindi rispondo, strizzando l'occhio, pure io. Che alla fine, quando vai a tirare le somme, tutto quello che conta sono le parole dette in maniera sincera. Senza risparmiarsi, senza censure, senza cercare inutile diplomazia, edulcorando sentimenti qua e là.
Quella birra che salvò una serata (quando la verità, comunque, è che non gli piaci abbastanza)
Una serata come le altre, di varia umanità seduta sui gradini di una piazza, a raccontarsi delle proprie sventure quotidiane; e di quanto, comunque, il più bel manuale sulle relazioni umane non sia ancora stato scritto. I locali che chiudono, contrariamente alla voglia che si ha di stare insieme. Si finisce così ad aprire un frigo e a tirare fuori l'unica birra fredda che possa accompagnare le parole che non smettono di sgorgare, per continuare a prendersi un po' in giro. Si fanno le quattro tra risate, tabacco e sincerità non diluita.
Ci fa sognare, pazzi di gioia: ecco perché piace tanto Vinicio Capossela
Nel fondale spettacolare dell’abisso musicale, alla fine, è sbarcato Vinicio Capossela; col suo carico di poesia, portata come una borraccia di rum al collo di un vecchio pirata. E lui, 46 anni indossati con allegria, una forma ritrovata (l'amore fa miracoli) è un po’ concerto, un po’ circo, un po’ teatro. Il cantastorie di Hannover appare mutevole come le sue note, Caronte di un viaggio colto e raffinato all’interno delle sue melodie più belle. Fa sognare.
Campovolo 2.0, la piccola Woodstock di Liga
«Vi vedo bene, vi vedo molto bene». I ragazzi, quelli che di solito stanno in giro, come li canta lui, ieri sera erano tutti lì. In 120mila. Le luci sul mega schermo si sono accese. E Liga, con la sua camicia a quadri, i jeans delavati e le scarpe da ginnastica ha dato inizio a «Campovolo 2.0».
Io, la corsa con i tacchi e la mia prima Red Bull
Una metafora dell'esistenza e della condizione femminile. Oppure, più semplicemente, un autoironico motivo per non prendersi troppo sul serio, tra famigliole a passeggio e ragazzi che mangiano il gelato. E allora perché no? Perché non farseli davvero questi cento metri di corsa con i tacchi? Sorrisi strappati tra le gare più serie, perché lo sport e il divertimento, come sempre, vadano a braccetto. Un’occhiata assertiva e ironica tra colleghi: «È stasera... E se non la fai tu, chi la deve fare?»
Nel mondo che faremo, Dio è risorto. E' partito il Lucca Summer Festival
“Le ho dedicato questa canzone e mi ha risposto: 'Adesso secondo te dovrei anche mettermi a piangere?' Be'... Allora ho scritto 'Quattro stracci'”. Al mio fianco, sedute per terra in piazza Napoleone, gambe incrociate, lambrusco nelle bottiglie di plastica, panini avvolti nella stagnola, in una Lucca meravigliosa e graziata dal meteo, c'erano almeno quattro generazioni. Adolescenti, trentenni, mamme, nonni. Tutti lì a contemplare la poesia di Francesco Guccini, dietro uno striscione che inneggiava per lui al Nobel per la letteratura.
