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Vinokourov in rosa, Valverde al Tour e Riccò a casa: i conti non tornano

Pubblicato da Michele Sabattini Mar, 11/05/2010 - 13:56

Strade strette, gruppo che viaggia a 70 all'ora e spartitraffico che sbucano all'improvviso: Evans cade, perde 40 secondi e lascia il comando del Giro d'Italia a una vecchia conoscenza kazaka.

Qualche anno fa Alexandre Vinokourov si presenta come l'anti-Armstrong, l'uomo che insieme a Ullrich dovrebbe porre fine all'egemonia texana sul Tour de France. Non ci riesce, ma nella Grande Boucle 2007, in assenza del Re americano, parte col favore dei pronostici. La sfortuna è però in agguato: una caduta, 15 punti di sutura al ginocchio e classifica generale irrimediabilmente compromessa. Ma il kazako non molla e riesce ugualmente a imporsi in due tappe, la seconda al termine di una fuga pirenaica d'altri tempi. E' il 24 luglio 2007. Il giorno successivo viene trovato positivo all'antidoping: eterotrasfusione. Squalificato, annuncia il ritiro, poi ci ripensa e torna in gara nell'agosto 2009. Attualmente in maglia rosa.

Riccardo Riccò è un giovane e ambizioso emiliano che due anni fa ha staccato in salita niente meno che Alberto Contador, indiscutibile numero uno al mondo delle ascese. Due mesi dopo l'impresa Riccò si presenta al Tour, scatta sul Col d'Aspin e fa il vuoto. Poi 30 km fra discesa e pianura con una quindicina di corridori lanciati a tutta al suo inseguimento. Ma il Cobra va a motore, dietro non gli 'limano' un secondo. Apoteosi con arrivo in solitaria a braccia alzate. Passano un paio di giorni e viene escluso dalla corsa: nel suo sangue sono state trovate tracce di Cera, doping di ultima generazione. Scontati i 20 mesi di squalifica è rientrato in gara a marzo conquistando già tre successi in gare minori. Ma la sua squadra non è stata invitata al Giro: “Ci saranno corridori in quarantena”, queste le parole di Angelo Zomegnan. Riccò la corsa rosa la guarda, quando riesce, in televisione.

Anni fa in Spagna indicavano il murciano Alejandro Valverde come futuro fenomeno del ciclismo mondiale. La strada l'ha poi consacrato ottimo corridore, ma non fuoriclasse come auspicavano al di là dei Pirenei. Valverde è stato coinvolto nell'Operacion Puerto, inchiesta che nel 2006 ha fermato Basso e messo la parola fine alla carriera di Ullrich, ma nel suo Paese non ha scontato un giorno di squalifica né tanto meno è stato pubblicamente indagato. Solo la procura antidoping del Coni l'ha deferito chiedendone, e ottenendone, la squalifica di due anni. Valida esclusivamente per il territorio italiano, naturalmente. A livello internazionale nessun provvedimento, se la federazione spagnola non interviene l'Uci ha le mani legate. A Valverde del Giro non importa né è mai importato nulla: zero partecipazioni rosa per lui. Al momento sembra alterni duri allenamenti in ottica Tour a partite di racchettoni sulla 'playa' di Torremolinos con il suo amico Contador. (fonte non confermata).

Tre storie, tre Paesi e tre destini diversi. Una sola cosa in comune: i conti non tornano.

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