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Totti: pollice verso. In tutti i sensi

Pubblicato da Michele Sabattini Lun, 19/04/2010 - 16:32

Pollice verso. Così il Pupone ha voluto salutare i suoi tifosi dopo la vittoria nel Derby della Capitale. Più che un calciatore, più che un capitano, più che un campione del mondo: un gladiatore. E nell'arena è sceso anche Paolo Di Canio, cuore e mito laziale, che ha difeso lo storico nemico sostenendo che nell'agone della contesa un gesto così “ci può stare”.

Protagonista in campo dell'episodio che ha deciso la partita, ovvero la sua sostituzione, l'ottavo re di Roma non ha resistito al bisogno di caricare ulteriormente il suo popolo, già abbondantemente galvanizzato da una rimonta che al secondo minuto della ripresa, con Floccari sul dischetto, sembrava un miraggio.

Una provocazione mirata, un chiaro riferimento allo spettro della B che aleggia nell'ambiente biancoceleste.

Fossi stato giallorosso e in curva Sud, sicuramente avrei partecipato al delirio collettivo vedendo il capitano 'sfottere' coram populo gli odiati cugini. Proprio per questo, perché non c'ero, ma conosco le dinamiche 'curvaiole', mi sento di condannare il gesto di Totti.

E non voglio dire che sia stata quella la causa degli incidenti del dopo-partita, ma sicuramente non ha aiutato a placare gli animi. Parlassimo del circolo del bridge, forse il problema non si porrebbe. Ma nelle curve, si sa, cova un disagio profondo e basta una scintilla per farlo esplodere.

La formazione e l'esempio sono i primi mezzi con cui combattere questo disagio. Poi vengono il proibizionismo e la repressione: più drastici, ma meno efficaci nel lungo periodo. Le emozioni date dal campo erano già state sufficienti per elevare al settimo cielo una parte e far sprofondare nell'amarezza l'altra. Sono le regole del gioco, polvere o altare, tutto in 90 minuti.

Certe libertà si possono prendere nel campo della parrocchia. All'Olimpico, davanti a 70 mila persone e cento telecamere, forse è consigliabile un minimo di self-control. Fior fior di sponsor pagano Totti anche per questo, per essere un modello nella vittoria come nella sconfitta. Altrimenti può sempre andare a giocare e provocare all'oratorio, suor Paola permettendo, ovviamente.

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