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Colomba non ci vede benissimo, ma la fortuna sì. Questa mentalità è perdente

Pubblicato da Michele Sabattini Dom, 02/05/2010 - 18:09

Un campionato dura 38 giornate, non 90 minuti. Se così non fosse, zero dubbi: tra Atalanta e Bologna la serie A la meriterebbero i bergamaschi. I rossoblù devono ringraziare la Dea Bendata e Maximiliano Pellegrino, difensore nerazzurro i cui panni nessuno oggi vorrebbe vestire.

Schierarsi con un inedito 5-3-2, che nei piani dovrebbe diventare un 3-5-2 in fase offensiva, è un segnale chiaro da parte del Mister alla squadra. Come dire: siam venuti qua ad alzare le barricate, oggi l'ultimo dei nostri pensieri è giocare a calcio.Non ci si può stupire se poi l'Atalanta va avanti a testa bassa e il Bologna si chiude a riccio con Zalayeta difensore avanzato.

Sembra di rivedere, solo a livello tattico ovviamente, Barça-Inter di mercoledì scorso. Solo che Portanova non è Lucio, Guana di Cambiasso ha giusto la pelata e, soprattutto, Colomba non è Mourinho. La gabbia bolognese ha le maglie troppo larghe, i neroazzuri trovano in continuazione spazi in cui infilarsi. Il primo tempo finisce 1 a 0 per i padroni di casa solo perché Valdes sbaglia un rigore: il Bologna oltre la metà campo non esiste e dietro balla.

Parentesi Mutarelli. Il centrocampista non giocava in campionato dal 23 settembre 2009, 7 minuti in casa con il Livorno, poi l'infortunio e il lungo stop. Colomba lo schiera titolare nella partita più importante dell'anno: lui ci prova, ma non azzecca un passaggio e va a referto solo perché rimedia un giallo. A priori  scelta molto discutibile, a posteriori chiaro errore che viene corretto in corsa solo perché un infortunio toglie l'ex laziale dai giochi a fine primo tempo.

Negli stessi minuti in cui Mutarelli arrancava, il Bologna trova un aiuto insperato da uno statuario difensore argentino, tale Maximiliano Pellegrino, che regala ai suoi compagni e a tutta Bergamo 5 secondi di follia nel momento cruciale della stagione. Su un calcio d'angolo Pellegrino perde Portanova e per non rischiare lo stende sotto gli occhi di Tagliavento. Rigore sacrosanto, peccato che il guardalinee avesse già alzato la bandierina: dal corner Modesto non era riuscito a tenere il pallone in campo, il fallo è a gioco fermo, il penalty non sussiste. Ma nella concitazione il difensore neroazzurro non se ne avvede e sciaguratamente rivolge all'arbitro, nella sua lingua madre, un termine con la 'c' che in italiano non è esattamente un complimento. Tagliavento deve conoscere lo spagnolo, perché non esita ed estrae il rosso diretto.

Anche in 11 contro 10 il Bologna nella ripresa non punge. Anzi, è sempre l'Atalanta a creare i pericoli maggiori. Dentro Adailton per Portanova poi, quando Colomba proprio non può più farne a meno, è la volta di Gimenez. Ad oggi l'uruguaiano è l'unico rossoblù che salta l'uomo e che può creare pensieri alle difese avversarie. Ma nelle gerarchie di Colomba è il quarto attaccante, la carta da giocare solo in casi disperati. Guarda caso è proprio da una sua conclusione che nasce il goal del pareggio, anche se l'autorete di Peluso sulla respinta di Consigli è un rocambolesco dramma sportivo in cui Gimenez ha responsabilità limitate.

Ora il Bologna è praticamente salvo, di positivo oggi non c'è altro. Adesso ci vuole un progetto per crescere, come società e come organico. Viviano, Britos, Mudingay,Gimenez e Osvaldo(se motivato): su di loro bisogna costruire la squadra del futuro. Di Vaio? Lui può, deve, essere parte del progetto, ma mai il fulcro.

Prima di tutto, però, si deve puntare su un tecnico e dargli fiducia, Colomba o non Colomba che sia. La continuità è necessaria, anche per dare un segnale ai giocatori. Cambiare 4 allenatori in due stagioni può servire a rimediare una salvezza last minute, mai a conquistare credibilità nella piazza. Se no ci si può sempre affidare al fattore 'C' e sperare che basti per fare abbonamenti e firmare sponsorizzazioni. 

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