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Black Swan, il film perfetto (quasi) di Darren Aronofsky

Pubblicato da Paolo Rosato Mer, 23/02/2011 - 19:51

Quanto è grande Darren Aronofsky? A giudicare dalla qualità di 'Black Swan' ('Cigno nero', ma il titolo originale è troppo superiore) proprio tanto. I registi sono il bello del cinema. Quelli bravi però: Aronofsky è grande perché i suoi film sono immediatamente riconoscibili. Come un pittore, Darren possiede delle pennellate che rimangono sulla pelle dello spettatore. 'Black Swan' è il film della consacrazione. Perché è cattivo, oscuro, angoscioso, onirico, delirante. Ovvero è Darren Aronofsky.

La particolarità del film è una: l'atmosfera del film riflette lo stato d'animo della protagonista. La cappa di angoscia e disperazione, prima rarefatta poi tremenda come un morso alla giugulare, non è altro che il cuore di Nina. Prima bianco. Poi nero. Prima perfettino con la mano tremante. Poi perfetto con la cattiveria a fior di pelle. La camera a mano, quasi una soggettiva, mette in simbiosi lo spettatore con il battito cardiaco della protagonista. E non viene nascosto nulla: abrasioni, unghie rotte, paranoie, incubi, impulsi sessuali. Il lavoro di Aronofsky, da questo punto di vista, è incredibilmente pulito. In più l'ambiente casalingo di Nina, arredato con una madre ex ballerina fallita e una cameretta da teenager americana qualsiasi e mai cresciuta, ci spiega grazie a due movimenti di macchina perché la ragazza non conosce il sesso e, in massima parte, la vita.

Ma perché, a parte il talento del regista, 'Black Swan' è un film ai limiti del capolavoro? Perché è un concerto tecnico. Colonna sonora, montaggio, fotografia, sonoro, inquadrature, recitazioni. Tutto è sincronizzato in maniera meticolosa. Piaccia o no, Aronofsky è riuscito a dare al film una stupenda circolarità. E i momenti puramente visionari (che non rivelerò), quando lo spettatore non è affatto convinto se ciò che sta vedendo è realtà o incubo, rimarranno nella memoria.

E quanti rimandi al cinema di riferimento. Facile pensare a Cronenberg se prendiamo ad esempio un film come 'Spider', dove il maestro canadese cerca (e ci riesce) di dare forma ai pensieri di uno schizofrenico. Ma non basta: gli incubi lynchani (Eraserhead, Velluto Blu), le allucinazioni alla Polanski (Repulsion, Rosemary's Baby), i chiari omaggi a Scarpette Rosse di Powell e Pressburger. Il tutto è meravigliosamente coordinato. E lascio stare i visibili rimandi alla breve, ma intensa, filmografia del regista: da rivedere 'Pi', 'Requiem for a dream', 'The Fountain' (flop meritato) e lo splendido 'The Wrestler'.

Ma al di là dello sfoggio tecnico, Aronofsky si conferma un autore che sa dirigere bene gli attori. Natalie Portman deve vincere l'Oscar come miglior attrice. E non solo perché fisicamente si è sottoposta a un duro lavoro. No, deve vincerlo e deve ringraziare Aronofsky, come accaduto a Mickey Rourke per 'The Wrestler'. Le scelte registiche valorizzano ogni minima espressione di Natalie e ci mettono al corrente di qualsiasi leggero cambio di umore. Stesso ottimo lavoro Aronofsky lo fa con la rivale Lily, interpretata dalla sorprendente Mila Kunis (già notevole in 'The Book of Eli'). La madre, che ha il volto di una spettrale Barbara Hershey, dà il vero tocco horror al mood della pellicola. Cassell promosso, come anche sono promosse una crepuscolare Winona Ryder e l'ambientazione nei viscidi corridoi della danza.

Ma veniamo ai difetti. Sicuramente, in alcuni momenti, Aronofsky eccede. E si autocompiace della voglia di grand-guignol. Penso a un bagno in cui Natalie si sveglia di soprassalto, o ai quadri che occhieggiano dalla parete in momenti poco opportuni, oppure all'insistito dettaglio delle unghie spezzate della protagonista. Si può criticare una certa freddezza di fondo, visto che i protagonisti si lasciano andare a pochissimi slanci emozionali. Ma, a fronte dei rischi prima commentati, certi difetti passano comodamente in cavalleria.

Manca poco alla notte degli Oscar. Facile pronosticare un Oscar per la Portman. Difficili le altre categorie, su tutte quella per il miglior film. Ma cosa lascia al cinema 'Black Swan'? Per me una convinzione: c'è ancora bisogno di registi che sappiano raccontare le storie in maniera personale. Aronofsky non ha inventato niente. Ma ce ne fossero oggi tanti registi coraggiosi come lui.

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