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Il Nano, il maestro e i buoni allievi

Pubblicato da Doriano Rabotti Gio, 01/12/2011 - 16:03

LA MACCHINA del tempo è uno specchio a tre facce, rimanda visioni del passato nella corsa verso un futuro diverso. L’avevamo scritto, prima del via: andrà a finire che saranno proprio la Polonia di Anastasi e l’Iran di Velasco, a decidere se l’Italia dalla World Cup andrà subito alle Olimpiadi. Pronostico (facile) confermato dal campo.

GLI EX CT AZZURRI in effetti sono lì, sulla soglia che divide la nazionale di Berruto, il loro successore e allievo dichiarato, e l’ingresso nel sogno. Domattina alle 7 italiane, la sfida con il passato più recente è anche quella che dirà già quasi tutto, la più difficile delle tre contro la Polonia di Anastasi. Che è in testa al torneo, ha perso finora soltanto una volta e per di più al tie-break proprio contro l’Iran. In panchina, il Nano è affiancato da un altro gigante del nostro volley, quell’Andrea Gardini che fu a lungo il capitano della ciurma che Velasco portò a dominare il mondo. Lo staff tecnico polacco è lo stesso che ha guidato l’Italia al quarto posto nel mondiale dell’anno scorso. Rispetto alla squadra che gli azzurri hanno battuto spesso nei mesi scorsi, la Polonia di oggi è un’altra cosa, più forte ed esperta con i rientri di Zagumny, Winiarski e Bartman. Lo stesso Anastasi, uno che non ha mai paura, l’aveva detto chiaro e tondo prima della vigilia: «Andiamo per arrivare tra le prime e centrare subito la qualificazione a Londra». Ieri sul suo profilo facebook si è lasciato andare al ricordo: «Torno in un palasport dove ho giocato la prima volta nel 1985», il monumentale Yoyogi che degli azzurri ha visto tanti successi.

MOLTI li ha firmati Julio Velasco, l’eternauta del volley. Quando accettò di allenare l’Iran, qualche mese fa, in troppi pensarono all’accettazione di una pensione dorata e al massimo si concentrarono sulla portata politica della notizia. Dimenticando che l’Iran negli ultimi anni ha sfornato giovani vincenti a livello mondiale, e che probabilmente c’era un’altra generazione di Fenomeni che aspettava solo un profeta. Tanto che viene un sospetto che va oltre lo sport: forse, in Iran Velasco ha solo trovato qualcuno che abbia ancora orecchie e umiltà per ascoltare.

(Dal Quotidiano Sportivo-Qs di oggi)

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