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Gustafson schiaccia ancora. Sul mouse

Pubblicato da Doriano Rabotti Lun, 19/09/2011 - 21:53

LE STESSE MANI che picchiavano la palla con una forza da fabbro, oggi scivolano leggere a cliccare sul mouse. La seconda vita di Bengt Gustafson, uno degli opposti più famosi degli anni ottanta, capace di scrivere pagine di storia del nostro sport tra Torino e Parma, è collegata al volley ma in un modo davvero insolito.

BENGT non allena, non è un dirigente di società: gestisce un gioco a quiz on-line collegato alla pallavolo e intitolato Volleyball World Arena, che potete trovare su facebook. Come sia arrivato a questa insolita occupazione, lo racconta lui stesso: "C'era già qualcosa di simile, un giorno mi capitò di incontrare a un meeting il fondatore, un ex giocatore della Hogsbo basket, e mi sono detto: perché non farlo anche nel volley?". Il gioco è una specie di trivial pursuit con domande sulla storia della pallavolo in generale, sulle regole, sulla storia di campioni come Kiraly o di società di tutto il mondo. Si può partecipare anche portando punti alla propria squadra del cuore. Ma questo lo scoprirete da soli, se siete interessati.

TORNIAMO a Gustafson, che oggi ha 48 anni: "Vivo in una cittadina di ventimila abitanti a 12 chilometri da Goteborg, si chiama Molmlycke. Ho smesso di giocare praticamente nel 1991, dopo l'incidente stradale che mi capitò quando ero alla Sisley. Ho giocato altri due anni a beach nel circuito svedese, ho fatto anche due tappe del World Tour in Belgio e in Francia. Poi ho allenato per due anni il Kungalv Vk, vincendo due scudetti. Ma alla fine ho deciso di smettere perché soffrivo troppo nel vedere la pallavolo e non poterla giocare. Avevo bisogno di staccare". L'incidente è anche il ricordo più brutto che serba dell'Italia: "Stavo guidando una mattina, dovevo vedere un appartamento che avrei voluto comprare. Ero dietro un camion, non andavamo forte. A un certo punto il camion ha svoltato a destra, c'era una macchina che si stava immettendo nella nostra strada e non mi aveva visto arrivare, perché ero coperto dalle dimensioni dell'autotreno. Mi ha colpito sulla destra, mi sono rotto la gamba in quattro punti al di sotto del ginocchio. Tre giorni dopo mi operarono in Svezia. Oggi va meglio, ma mi sono rimasti problemi alle cartilagini, non posso correre né soprattutto saltare". Ma l'Italia di Bengt è soprattutto Torino e Parma, per fortuna: "In Piemonte mi accolsero con grande calore, non conoscevo la lingua e ricordo quando Silvano Prandi diceva a Hovland di tradurmi i timeout in inglese. Quando chiedevo a Tim: che cosa ha detto? Lui mi rispondeva sempre: niente di speciale, pensa solo a fare campiopalla e punto. Tim mi accompagnava, mi portava spesso alla discoteca Pick Up. Il primo anno vincemmo il campionato e la Coppa delle Coppe, il sindaco ci ricevette assieme alla Juventus e incontrai Platini e Boniek". Parma invece è una pizzeria e tanti amici: "Mi sentivo più a casa mia, andavamo alla pizzeria Orfeo dalla famiglia Del Picchia, erano una seconda famiglia per me. Fu a Parma che incontrai il golfista Alessandro Carrara, giocavo molto a golf nel tempo libero e iniziammo a frequentarci. Oggi non ho molte occasioni di incontrare i vecchi amici del volley, a causa della distanza. Ma ogni volta che torno, mi sembra che il tempo si sia fermato e non sia mai passato".

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