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A scuola di comunità dagli scout

Pubblicato da Doriano Rabotti Sab, 03/12/2011 - 15:51

IN UN CERTO SENSO, sono un piccolo esperimento (riuscito) di convivenza e integrazione razziale, tra esemplari identici ma concorrenti. Se il professore e ct Mauro Berruto non fosse già dottore con una tesi sui rituali di iniziazione del Madagascar, forse avrebbe potuto studiarli, mentre si laureava in filosofia con indirizzo antropologico. Sto parlando degli scout delle squadre di pallavolo, cioè di quei ragazzi (a volte uomini fatti, a dire il vero) che passano le partite a picchiare forsennatamente sui tasti dei computer per fornire in tempo reale agli allenatori le statistiche delle due squadre. Come trader di borsa che decifrano grafici, i tecnici devono poi interpretare le tendenze e dire ai propri giocatori in che direzione investire, pardon, indirizzare le proprie scelte tattiche.

IL SITO della Fivb ha dedicato un pezzo per me molto interessante agli scout, che potete leggere in inglese qui http://www.fivb.org/EN/volleyball/competitions/WorldCup/2011/Men/viewPressRelease.asp?No=33195&Language=en#.

PER GLI ADDETTI ai lavori, che conoscono molti di questi scout, il racconto fornisce spunti più di curiosità che di vera novità. Però a volte finiamo per dimenticarci il nostro passato, a forza di dare le cose per scontate. E non ricordiamo che sull'esempio degli Stati Uniti che dominarono gli anni ottanta, in realtà siamo stati proprio noi italiani, ad insegnare al mondo come trasformare la scoutizzazione in un metodo di lavoro preciso. Ricordo ancora quanto scalpore fece, non solo a Modena, il ruolo di Paolo Giardinieri, braccio destro di Julio Velasco nella Panini dei quattro scudetti e ancora oggi nell'Iran: ispirandosi al pioniere Emilio Spirito, diede un'impronta al lavoro alla quale ancora oggi tutti gli specialisti del mondo, grosso modo, si ispirano. Con due eccezioni notevoli, viste proprio in questa Coppa del Mondo: le nazionali di Cuba ed Egitto vanno ancora 'a mano'. Per i caraibici è l'ex campione Pavel Pimienta, oggi team manager della nazionale, a prendere appunti durante le partite su normalissimi fogli di carta, altro che computer collegati con il wifi per stampare direttamente in panchina, o auricolari per comunicare i dati agli allenatori.

L'EVOLUZIONE della specie la racconta lo scout azzurro Federico Cian: “Tutti i top team hanno un pool di scoutmen e un capo che li coordina e raccoglie anche i dati del suo staff che sta studiando le avversarie sugli altri campi”. Credo che nessuno possa quantificare con esattezza, alla fine, il peso del lavoro di questi ragazzi su una vittoria o una sconfitta. Di sicuro, loro sostengono ritmi di lavoro da...schiavismo del terzo millennio, perché spesso lavorano anche al montaggio dei video su cui le squadre preparano le partite. E dietro mezz'ora vista dai giocatori, c'è un lavoro di ore. Forse anche per questo, pur lavorando per nazioni in competizione tra di loro, finiscono per fare amicizia: “Ci conosciamo molto bene _ racconta ancora Cian_, perché se si viaggia spesso con la squadra nazionale o un club, si finisce per passare la maggior parte del tempo con persone che fanno il tuo stesso lavoro e si sviluppa gradualmente in una sorta di comunità”. Appunto.

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