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Wikileaks cambia strategia: ora fa i nomi

Pubblicato da Giampaolo Pioli Gio, 01/09/2011 - 10:32

MINACCIATO di arresto per violazione di segreti di Stato e minacce alla sicurezza nazionale dagli americani, accusato da ex amanti svedesi di violenza sessuale, determinato nel continuare la sua spietata campagna di rivelazioni di cablogrammi diplomatici riservati, Julian Assange, fondatore del sito Wikileaks, ha sempre provocato giudizi contrastanti sul suo operato e sulle sue motivazioni.

L’ultimo quanto improvviso cambio di strategia, invece di fargli guadagnare consensi, rischia però di metterlo definitivamente nella lista degli irresponsabili. Da giorni Wikileaks ha mandato in rete quasi 14.000 rapporti che comprendono tutti i nomi degli informatori, molti dei quali arabi, che hanno parlato, convinti di aver garantita la sicurezza individuale e l’anonimato. Adesso rischiano persecuzioni e violenze proprio per la divulgazione della loro identità. Questa volta non solo il Dipartimento di Stato, ma anche gli attivisti dei diritti umani si sono schierati contro la cinica decisione di Assange. C’è tuttavia da chiedersi se sia davvero il fondatore di Wikileaks , vanitoso e arrogante, ma non stupido, colui che ha ordinato di mettere in rete i documenti senza filtro o se piuttosto non possa essere stata l’opera di qualche specialista che ha «craccato» i file protetti, togliendo ogni segreto e compromettendo forse per sempre la reputazione discrezionale di Wikileaks.

UN CONTO insomma è dare la maggior rilevanza possibile a notizie clamorose che governi o individui cercano di nascondere. Altra cosa è pubblicare conversazioni, dialoghi, dichiarazioni di testimoni o informatori che in buona fede hanno parlato, pensando che la propria vita non sarebbe mai stata in pericolo. E’ come se improvvisamente la polizia oltre al contenuto delle deposizioni rivelasse anche l’indirizzo e il rifugio di un pentito di mafia. Se Assange lo ha fatto deve sapere che potrebbe aver consegnato alla rete più di una condanna a morte. E se non lo ha fatto si deve dissociare. Questo non ha nulla a che vedere col giornalismo o con la trasparenza. E’ solo un diabolico gioco con le vite umane.

 

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