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Iraq, le banche fiutano affari

Pubblicato da Giampaolo Pioli Mar, 29/11/2011 - 09:59

Più che una corsa all’oro è una ‘corsa a Baghdad’. I soldati americani si ritirano, i banchieri arrivano. Anche per loro però non sarà un lavoro facile. L’Iraq ridiventa una terra di conquista per il mondo degli affari. Questa volta non è più solo ‘l’oro nero’ ad attrarre le grandi sorelle del petrolio, ma i miliardi di dollari della ricostruzione, la partita sterminata della telefonia fissa e mobile e il prossimo collocamento bond non appena il Paese tornerà ad avere valore e credibilità.

Adesso sono broker e avvocati della finanza a farsi proteggere dalle guardie del corpo private e ad aprire uffici ovunque. Atterrano anche sotto le bombe e i residui del terrorismo. Lo stock market iracheno per ora ha una capitalizzazione di soli 3,5 miliardi di dollari. Ma solo per quanto riguarda la telefonia ci sono già tre neocolossi come Zain Iraq, Asiacell (controllata dal Qatar) e Korek (con una forte partecipazione di France Telecom), pronti a spartirsi una torta che sarà in grado di triplicare l’intero portafoglio.

Colossi come JPMorgan, Citigroup, BNP Paribas, National Bank of Kuwait. Morgan Stanley, Goldman Sachs e HSBC, non hanno scelto solo dei ‘banchieri coraggiosi’ per mandarli a vivere nella Green Zone blindata di Baghdad, ma hanno inviato tutti coloro che hanno fiuto e credono nel potenziale futuro di questo Paese, che tra il 2010 e il 2035 è destinato a diventare il più grande fornitore globale di petrolio. Nell’ex feudo di Saddam Hussein, le ‘opportunità’ a 10 anni dall’intervento americano stanno oscurando i ‘rischi’ che ancora sono tantissimi. Molti sostengono che l’accelerazione del ritiro Usa favorirà anche la corsa al profitto e alla stabilità.

L’Iraq può diventare il battistrada degli investimenti nel grande Medio Oriente e potrebbe venir seguito molto presto dalla Libia del post Gheddafi. Le grandi manovre di banche e finanzieri sono diventate più veloci del ritiro militare. Le aree post belliche diventano ormai il nuovo Eldorado del decennio mentre l’Europa arranca. Ma se vale per Baghdad e Tripoli, non vale ancora per Kabul.

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