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Dall'Onu ultimatum ad Assad

Pubblicato da Giampaolo Pioli Gio, 25/08/2011 - 11:05

SOLO RUSSIA, Cina, Cuba ed Ecuador si sono opposti. Tutti gli altri 33 paesi del Consiglio dell’Onu per i diritti Umani hanno votato per la condanna della repressione in Siria che ha già provocato la morte di almeno 2200 civili. Il presidente Bashar al Assad è nel mirino: il verdetto per lui si avrà a novembre quando la speciale commissione dell’Onu, che condurrà un’inchiesta indipendente in Siria sulla violazione dei diritti umani, presenterà il suo rapporto al segretario generale Ban Ki-moon. Il regime sembra avviato a un punto di non ritorno. Il presidente-speranza è stato «delegittimato» dalla comunità internazionale, Usa e Ue in testa. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite sta preparando nuove e pesantissime sanzioni contro tutti i membri del governo anche se Russia e Cina continuano a frenare. La Ue ha già allungato ieri la sua lista nera congelando altri beni.ASSAD aveva promesso personalmente poche ore prima a Ban Ki-moon la fine immediata delle operazioni militari contro la sua gente. Ma non è stato così. I nuovi raid delle forze di sicurezza di ieri che hanno provocato la morte di altre 5 persone tra le quali 3 donne sono il marchio della deriva sanguinaria che non si arresta. Barack Obama si era illuso che Bashar al Assad potesse guidare la transizione verso riforme democratiche e aveva riallacciato rapporti diretti con Damasco. Si è dovuto ricredere con imbarazzo. Se il rapporto indipendente ordinato dall’Onu confermerà la situazione devastante e le violenze anticipate dalle organizzazioni umanitarie, il giovane presidente Assad coi fratelli e gli altri uomini forti del regime avrà un futuro solo come imputato sui banchi della Corte dell’Aja. Il movimento di protesta pacifico potrebbe armarsi e trasformare le dimostrazioni in battaglie grazie alle armi che potrebbero arrivare dai confini turchi. Damasco ha messo in funzione ieri la commissione per valutare la nascita di nuovi partiti politici oltre a quello Baath al potere. Poteva essere il preludio a un cambio della costituzione e a libere elezioni. La mossa però sembra arrivare troppo tardi.

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