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Rianimiamo l'animazione italiana

Pubblicato da Davide Papini Mer, 15/06/2011 - 21:36

L’ITALIA dei cartoni animati (meglio sarebbe dire dell’animazione) si conta e cerca di capire quanto “pesi”, che consistenza abbia e su quali potenzialità possa fare affidamento. Dopo gli Stati generali dell’animazione, infatti, ora è la volta del Censimento nazionale dell’animazione (promosso e curato da Asifa Italia, in collaborazione con Rai Fiction, Cartoon Italia e JobAnimation.eu). Un’iniziativa interessante rivolta a tutti coloro che si occupano, a vario titolo, di animazione e che può rappresentare anche un’occasione per una riflessione un po’ più ampia sulla situazione, tutt’altro che entusiasmante, del settore in Italia.

Passati i fasti un po’ autocelebrativi di “Cartoons on the bay” (la rassegna organizzata a Rapallo dalla Rai), l’animazione italiana è tornata alla dura realtà al festival internazionale di Annecy, la principale manifestazione del settore che si è chiusa sabato con la tradizionale assegnazione dei premi. Tra questi, citiamo l’attesissimo film francese “Le Chat du Rabbin” (tratto dal fumetto di Johan Sfar) premiato come miglior lungometraggio; il giapponese “Colorful”, (premio del pubblico); il francese “Pixels” (miglior cortometraggio); il polacco ?wite? (migliore opera prima); l’anglo-francese “Il fantastico mondo di Gumball” (miglior serie tv). Anche quest’anno la presenza italiana in concorso è stata ridotta al minimo, con un solo cortometraggio: “Big Bang Big Boom”, firmato Blu e prodotto da Silvia Siberini che, va detto ad attenuare questo panorama sconfortante, ha però vinto il premio speciale della giuria nei cortometraggi. Sì, avete capito bene: solo un’opera italiana in concorso. Ecco, questo, forse, è il primo censimento che il mondo dell’animazione made in Italy deve fare.

Infatti, se i nostri prodotti e la nostra creatività sono così poco presenti in quella che può essere considerata la “Cannes” dell’animazione (e non è un fatto nuovo, più o meno da anni va così), non è che possiamo fare finta di nulla, il segnale (negativo) è forte e non va ignorato. Si possono discutere le scelte della giuria di selezione (forse qualche lavoro italiano in più poteva meritare di partecipare al concorso); certo, non bisogna arrivare a conclusioni affrettate e non sarebbe giusto trascurare la ricchezza creativa e alcune importanti realtà produttive dei nostri cartoon, così come l’indubbia presenza di talenti emergenti. E, certo, il premio all'unica opera italiana è un fatto positivo. Fatto sta, però, che il Paese di Bruno Bozzetto e dei D’Alò (solo per citare alcuni tra i tanti artisti di casa nostra) è ormai da tempo emarginato nei grandi appuntamenti dell’animazione mondiale. Insomma, come rianimiamo l’animazione?

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