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Cosplay: gioiosa risorsa o fastidiosa appendice dei festival di fumetti e cartoon?

Pubblicato da Davide Papini Ven, 22/07/2011 - 14:15

  A QUALCUNO bastano un paio di infradito, pantaloncini a pinocchietto, un cappello di paglia e una canna da pesca (anche finta) per trasformarsi in Sampei. Altri, invece, si cimentano in travestimenti elaboratissimi (e spesso costosi) per diventare qualche altro personaggio dei cartoni animati o dei fumetti, prevalentemente giapponesi, interpretando gli eroi di serie varie: da Naruto a Full Metal Alchemist, da Sailor Moon a Dragonball. Per quasi tutti è un diverimento gioioso e colorato, per alcuni una sorta di maniacale passione, per pochi addirittura una sorta di professione.Il "cosplay", la passione per il travestimento in eroi dei cartoon, sta dilagando da anni anche in Italia e occupa spazi sempre più importanti delle manifestazioni del settore. Per alcuni è un'occasione di arricchimento (culturale, economico e dal punto di vista del divertimento) di un festival di fumetti, per altri è una "carnevalata" che toglie spazio ad autori e case editrici dei comics e infastidisce il visitatore più tradizionale.A Rimini, nel corso di "Cartoon Club" (una delle manifestazioni più divertenti di fumetti e cartoni animati in Italia), fino a domenica 24 luglio si terrà la "Cosplay Convention, un evento partito con poche decine di iscritti alcuni anni fa e che oggi conta oltre mille partecipanti. Eventi del genere si svolgono anche all'interno di "Lucca Comics" (principale appuntamento del settore) a "Fumettopoli" e "Cartoomics" (A Milano), come a "Bologna Comics" o a "Romics" (Roma) e proliferano un po' in ogni parte d'Italia. La settimana scorsa è stata la volta di "Cartoon Village" ad Abbadia San Salvatore (Siena); in maggio ci fu un bel raduno a Prato (ecco la fotogallery: http://multimedia.quotidiano.net/?media=22863&tipo=photo&id=801186&cat_principale_page=1&canale=0&canale_page=1) e la lista potrebbe andare avanti molto a lungo.Spesso, i festival del fumetto italiani danno agevolazioni sull'ingresso a chi si veste da personaggio di fantasia (il fenomeno si sta estendendo anche al cinema e alla letteratura) e organizzano concorsi dove oltre al costume più bello vengono premiate le migliori rappresentazioni con i partecipanti che interpretano scene della loro serie animata preferita o ne cantano la sigla. Tutto questo porta un pubblico nuovo a questi festival, entusiasma parte di quello che ci andrebbe comunque e regala momenti di colorata allegria nei padiglioni delle mostre mercato o nelle strade cittadine. D'altro canto, come detto, il fenomeno infastidisce i fumettari "duri e puri" che invocano una separazione netta tra i due generi. Per esempio al Festival de la Bande Dessinée di Angouleme, in Francia (il più grande appuntamento mondiale insieme al ComiCon di San Diego, in California) i "cosplayers" sono rarissimi e non c'è nulla di organizzato per loro. O almeno non c'è stato finora.E voi, da che parte state? Cosplay sì o cosplay no alle rassegne di fumetti e cartoni animati?

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