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Buon compleanno Zagor: ma i fumetti che nascono oggi dureranno mezzo secolo?

Pubblicato da Davide Papini Sab, 11/06/2011 - 00:24

MEZZO secolo di vita per un fumetto non è poco; se pensiamo all'Italia, poi, è tantissimo. Ecco perché, legittimamente, l'editore Sergio Bonelli può parlare di "un risultato entusiasmante, che vale la pena di celebrare degnamente" riferendosi ai cinquantanni di Zagor, "Lo spirito con la scure". Già, perché il 15 giugno 1961 è uscito il primo numero della serie di Zagor con l'albo "La foresta degli agguati" firmato da una coppia di autori di eccezione: lo sceneggiatore Guido Nolitta (pseudonimo dello stesso Sergio Bonelli) e dal disegnatore Gallieno Ferri, già affermato in Francia, ma allora sconosciuto in Italia. L'idea è quella di dare vita a un personaggio meno complesso di Tex Willer, l'eroe del West creato nel 1948 da Gianluigi Bonelli (il padre di Sergio) e Aurelio Galleppini. Nasce così, ispirato un po' all'Uomo Mascherato e un po' a Tarzan, questo personaggio che sfugge al cliché dell'eroe classico, l'eroe tipo Tex Willer, per intenderci.

Zagor vive nel nord-est americano della prima metà dell'Ottocento "e il suo ruolo è quello di mediatore tra le diverse culture dei bianchi e dei pellerossa, ma anche quelle degli immigrati asiatici e degli schiavi africani", spiega Moreno Burattini sceneggiatore e curatore della serie di "Zagor". Insomma, come i fumetti di Tex erano innovativi perché gli indiani erano rappresentati come persone e non come animali selvaggi e feroci, così "Zagor" agli inizi degli anni '60 affronta temi di grande attualità anche oggi, di fronte a contrasti etnici o anche solamente regionali. Per gli appassionati l'evento viene celebrato con un numero interamente a colori (il numero 602, "Lo scrigno di Manito", testi di Burattini e disegni di Ferri) e con il primo albo gigante di Zagor, "Il castello nel cielo" (firmato Burattini-Torricelli).

Questo anniversario ci porta a fare una riflessione sulla tendenza del fumetto in Italia. Se Tex è un record straordinario (con i suoi 63 anni e ancora un folto pubblico di appassionati), Zagor è il secondo più longevo. Poi il prossimo anno toccherà a Diabolik (creato dalle sorelle Angela e Luciana Giussani nel 1962) compiere 50 anni, mentre Martin Mystère (altra pubblicazione "bonelliana", in questo caso creata da Alfredo Castelli) nel 2012 taglierà il notevole traguardo dei 30 anni. Restando al 2011, invece, Nathan Never compie 20 anni (proprio in giugno) e il grande successo di Dylan Dog festeggerà in autunno 25 anni.

Ora, a parte il fatto che si tratta di personaggi "bonelliani" (eccezion fatta per Diabolik) e questo conferma la straordinaria solidità creativa della casa editrice milanese, tuttavia, sono anche altri i fumetti italiani che vivono da decenni e in questa situazione di crisi del nostro fumetto (a differenza della realtà francese in continua espansione, ma anche profondamente diversa per formati editoriali e per preferenze del pubblico) viene da chiedersi se i personaggi e le serie nati negli ultimi anni siano in grado di festeggiare almeno la prima decade. Certo, ovviamente, il contesto è molto diverso dagli anni '40 o '60 o anche '80: la concorrenza è enorme, i nuovi media nascono e si evolvono con grande velocità. Ma l'impressione è che ci sia anche un problema di debolezza della nostra azienda culturale in generale e dei fumetti (ebbene sì i fumetti sono cultura) in particolare. Tanto che, pur non mancando giovani autori brillanti, questi non sono appoggiati (come accade in Francia e i tanti "fumettisti" italiani che emigrano lì lo dimostrano) da un sistema editoriale solido e che, soprattutto, sostiene la creatività. Così, a ogni anniversario dei grandi nomi storici del fumetto italiano, tocca contare le serie e i personaggi più recenti caduti sul campo, rimasti "vittime" di un mercato asfittico. Chi salverà il fumetto italiano?

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