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Don Mazzi, prete ribelle, fedele al Vangelo

Pubblicato da Giovanni Panettiere Dom, 23/10/2011 - 22:58

<Speriamo l'incontro sia presto. Ormai anche per me il tempo stringe>. Non ho mai conosciuto di persona don Enzo Mazzi. Con lui ho avuto solo un breve scambio telefonico un paio di anni fa. Sapevo che stava male, ma non credevo se ne andasse così in fretta: era già agli ultimi granelli della clessidra.

Mi avevano chiesto di moderare a Bologna un dibattito su 'Cristianesimo ribelle', il suo libro sulla genesi e l'evoluzione della comunità di base dell'Isolotto. Sarebbe intervenuto lui stesso. Così alzai la cornetta e lo chiamai per stabilire un contatto. La voce increspata e bonaria annullò ogni imbarazzo: <La gente non ricorda più nulla dell'Isolotto - esordì -, almeno voi giovani dovete conoscere la storia del '68 cattolico. Il rischio è che vada tutto perso>. Aveva ragione. Purtroppo la presentazione del libro sfumò all'ultimo minuto. Non se ne fece nulla. E ora di ldon Enzo mi resta solo il ricordo di quella telefonata.

Certamente la storia  lo ricorderà come il prete ribelle. Quello che, sull'onda dello spirito del Vaticano II, osò sfidare l'arcivescovo di Firenze Florit, solidarizzando con i giovani cattolici che avevano occupato il duomo di Parma. Per quel gesto incassò una sospensione a divinis e una riduzione allo stato laicale. Ne soffrì molto, ma la comunità dell'Isolotto gli restò a fianco. Sempre, fino all'ultimo respiro, in nome di un'ecclesiologia del popolo di Dio e contro una visione piramidale della Chiesa.

Don Mazzi il ribelle, don Mazzi il fedele. Se non alle gerarchie ecclesiali, di certo al Vangelo. Scrive Mirco sul sito del Quotidiano NazionALe, innondato di messaggi di affetto: <Con parroci come lui credi e ti avvicini alla Chiesa romana. Ti avvicini alla Chiesa di Roma e scappi tornando da loro>. Nulla da aggiungere.

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