• REGISTRATI!
  • Già registrato? ACCEDI!
Registrarsi consente di pubblicare i tuoi commenti o di aprire il tuo blog

Login utente

header

Tra vita e morte non è questione di par condicio

Pubblicato da Massimo Pandolfi Dom, 21/11/2010 - 18:14

Da Il resto del Carlino di domenica 21 novembre 2010.

Potenza della par condicio. Domani il ministro Maroni va in tivù, a «Vieni via con me», per riparare al torto di Roberto Saviano che lunedì scorso ha in qualche modo accostato la Lega alla mafia. Non basta Maroni. Parlamentari (di destra e di sinistra) e associazioni (cattoliche e no) si battono affinché al discusso e popolare programma di Rai Tre sia data la parola anche ai malati e disabili che vogliono continuare a vivere e non solo a chi chiede di morire, come è stato fatto sei giorni fa — in modo anche un po’ sfacciato — con la presenza unilaterale di Beppino Englaro e Mina Welby.Richiesta di ‘riparazione’ giusta, per carità, ma che rischia, per assurdo, di diventare un autogol. Ragionando solo e soltanto a forza di par condicio, rischiamo infatti di costruire una società dove tutto è un’opinione, la vita stessa è un’opinione, e non esiste più una verità, o perlomeno una preferenza. Cioè: chiedere di morire ha lo stesso valore di chiedere di vivere. Questione di punti di vista, magari di battaglie lessicali fra preti e mangiapreti. Ecco che allora bisogna forse riportare il discorso su un altro binario: più umano, più reale.E cioè: cosa deve fare uno Stato, cosa deve una società civile, cosa deve fare ognuno di noi di fronte, ad esempio, a un malato di Sla che non ce la fa più, o a un papà che in totale buona fede chiede solo che venga rispettata la volontà (da sana) di una figlia che mai e poi mai avrebbe voluto vivere, un domani, in stato vegetativo? Senza puntare l’indice contro nessuno, ecco a cosa possono servire le testimonianze di migliaia e migliaia di italiani (i malati, i disabili e i loro familiari) che riescono a dare un senso alla loro esistenza anche se non si muovono, anche se vivono attaccati a un respiratore, anche se non parlano. Pensate, riescono ‘addirittura’a essere felici. Non è una burocratica questione di par condicio, o di opinioni da equilibrare col bilancino. E’ il modo per dire a uno che non ce la fa più, con tutta l’umanità possibile di questo mondo: «Dai, io sto con te, al tuo fianco, non so come, ma ci sto: cerchiamo insieme la strada per ridare un significato alla tua sofferenza. Alla tua vita stessa! Guarda in quanti ce la fanno. Non so come, ma ce la puoi fare anche tu. Io non ti mollo». La voglia di vivere sconfigge la morte con la testimonianza di un’esperienza, non con dei discorsi.

www.massimopandolfi.it

salva e condividi

Commenta questo intervento

ATTENZIONE: la pubblicazione dei commenti è riservata ai soli utenti registrati. Per effettuare la registrazione è necessario cliccare sul pulsante "Da▼" che si trova in cima al modulo sottostante, e poi selezionare una delle opzioni di autenticazione.
I commenti inseriti saranno pubblicati direttamente su questa pagina. La redazione si riserva di cancellare tutti i messaggi ritenuti offensivi o diffamatori.