• REGISTRATI!
  • Già registrato? ACCEDI!
Registrarsi consente di pubblicare i tuoi commenti o di aprire il tuo blog

Login utente

header

Muccioli: 'Io, la droga e mio padre'

Pubblicato da Massimo Pandolfi Lun, 20/09/2010 - 14:40

Intervista pubblicata sul Quotidiano Nazionale del 20 settembre 2010

Ieri, 15 anni fa, moriva Vincenzo Muccioli. Lei, Andrea, ha preso il suo posto al vertice della Comunità di San Patrignano. Cosa resta, oggi, del messaggio di suo padre?.

'Resta l’attualità, l’urgenza. Mio padre aveva la vista lunga: diceva che bisognava mettere al centro l’uomo, la sua unicità, la sua irripetibilità, altrimenti sarebbero stati guai. I guai sono arrivati: guardi i disastri educativi, sociali, anche economici, che stanno emergendo in questi anni'.

Cosa c’entra l’economia, scusi?.

'Il mondo della finanza è scoppiato perché drogato di cocaina. Buona parte della crisi finanziaria globale è stata provocata da questo assurdo modello economico dipendente dalla droga'.

Si spieghi meglio...

'Ci sono trader che lavorano in borsa strafatti, broker che sniffano di tutto, manager e finanzieri pieni fino alle orecchie di cocaina. E’ un modello di vita accelerato, senza scrupoli, senza limiti, tipico della droga e della cocaina. Alla fine bruci tutto, si scoppia: infatti la finanza è scoppiata. E non solo la finanza, purtroppo'.

Un po’ disfattista…

'No, realista. La droga è la calamità più grossa di tutte le nostre calamità. Ma intendiamoci bene sul significato della parola droga: anche il balconing, la moda di quest’estate per cui i ragazzi si gettano dalla finestra e magari ci lasciano le penne, è una droga. Non siamo più capaci di avere e gustarci relazioni e sentimenti veri e allora ci droghiamo. L’uomo muore dentro di noi e viviamo emozioni in maniera sempre più frenetica e adrenalinica'.

Qual è la droga più pericolosa di oggi?

'Cannabis e marijuana, perché sono ritenute innocue e tollerabili anche da troppi insegnanti ed educatori. Poi la cocaina, che va tanto di moda. Non dimentichiamoci l’alcol. E sta ritornando in grande stile l’eroina. Ma il vero problema non è la sostanza'.

E cos’è allora?

'E’ il vuoto che c’è dentro le persone che fanno uso di questa sostanza'.

Suo padre diceva che bisognava fare di tutto per recuperare l’unicità di queste persone smarrite..

'Ed aveva pienamente ragione. Purtroppo per lo Stato il tossicodipendente continua ad essere un malato. Da 30 anni gli dice: sei un drogato e non puoi essere altro. Al massimo puoi convivere con la droga. Tieni il metadone, prendi gli psicofarmaci, eccoti il medico e l’infermiere ma non rompere troppo le scatole. Lo fa diventare uno zombie. E a 45 anni lo molla nelle comunità, che rischiano di diventare delle discariche sociali. E non è un caso se negli ultimi 15 anni hanno chiuso in Italia 300 comunità'.

Perché lo Stato secondo lei fa così?.

'Perché questo sistema è diventato anche un business per troppi: medici, psichiatri, aziende farmaceutiche, eccetera eccetera…'.

Invece cosa bisognerebbe fare?.

'Il tossicodipendente non è un malato. Noi dobbiamo aiutare queste persone a cambiare. Crescere vuol dire cambiare. Cambiare vuol dire anche soffrire. I giovani vanno educati al cambiamento'.

Ci mette sempre in mezzo la parola educazione….

'Sì, perché è questa la vera emergenza. Le famiglie sono sempre più spesso luoghi vuoti, dove non c’è rapporto, non c’è comunicazione, non c’è nulla. Ci capita di ospitare in Comunità ragazzi che, chiusi in una stanza, si strafacevano di canne; nella camera a fianco la madre era strafatta di psicofarmaci, mentre il padre, in bagno, si tirava l’ultima striscia per le prestazioni extraconiugali'.

Il quadro che ci presenta è drammatico: cosa si può fare per uscire dal tunnel? .

'Il mondo dell’educazione va completamente ripensato e costruito. Va rifondata un’alleanza educativa tra istituzioni, scuola e famiglia. Altre scorciatoie sono inutili'.

Ma lei Muccioli ha mai pensato di buttarsi in politica per provare a risolvere questi problemi?

'Qualche volta degli amici me l’hanno anche chiesto, ma…'

Ma?.

'Più mi conoscono e più capiscono che durerebbe tutto molto poco. Sono troppo rompiballe'.

Torniamo a suo padre, Andrea. Cosa le ha insegnato Vincenzo Muccioli?.

'Tanto, tutto. Il perdono, ad esempio'.

Ha perdonato coloro che lo hanno messo in croce?.

'Prima di morire il babbo disse una frase terribile: ‘Per lasciar vivere San Patrignano devo morire io’. Si è davvero lasciato morire. La storia è piena di persone che hanno vissuto per gli altri, senza interessi. Uomini male interpretati, offesi, criminalizzati, uccisi; moralmente, se non fisicamente. A mio padre è toccata la tessa sorte: istituzione, media, politici e giudici hanno utilizzato una violenza enorme nei suoi confronti'.

Non ha risposto alla domanda: ha perdonato?

'Non dimentico, ma ho perdonato, sì. Il tempo è galantuomo e il tempo ha restituito l’onore a mio padre. Se non avessi avuto il suo esempio non sarei però stato capace di perdonare, glielo dico subito'.

Perché?.'Perché ero un ragazzo intransigente, rigido e intollerante: anche attraverso degli scontri, il babbo ha trovato la maniera di farmi capire che l’intolleranza, il giudicare sempre e l’incapacità di perdonare mi avrebbero frenato. Mi ha insegnato a essere rigoroso con me stesso e meno rigido verso gli altri'.

Da ragazzino è mai stato geloso della nuova ‘famiglia’ che suo padre stava costruendo a San Patrignano?

'All’inizio sì. Avevo 13 anni, vivevo ancora a Rimini e mio padre mi era sottratto fisicamente visto che si era trasferito con 26 ragazzi praticamente nella stessa stanza, a San Patrignano. Ero un adolescente difficile, mi facevo tante domande, chiedevo. Il babbo mi diceva: ‘Non preoccuparti di quanti ragazzi ci sono nella nostra casa. L’amore non è una torta da dividere: più ne hai, più si moltiplica’. Ho capito che le cose importanti nella vita non solo i soldi o l’auto che guidi, ma la ricchezza e la profondità dei rapporti umani. E allora non ho sofferto quando i miei genitori vendevano albergo e quadri per mantenere San Patrignano..'

Chi era Vincenzo Muccioli, suo padre?

'Un uomo che non aveva paura di nulla. Nemmeno di piangere, di commuoversi: lo faceva spesso. Un uomo anche ingenuo: la sua umanità lo faceva diventare ingenuo. A lui bastava fare del bene agli altri: era vulnerabilissimo se qualcuno gli faceva del male'.

Se lo immagina un futuro di San Patrignano senza un Muccioli?

'In questi 15 anni ho lavorato creando presupposti e strumenti affinché altri possano portare avanti questa avventura anche senza di me. San Patrignano non è la famiglia Muccioli: San Patrignano è la famiglia di San Patrignano'.

www.massimopandolfi.it

salva e condividi

Commenta questo intervento

ATTENZIONE: la pubblicazione dei commenti è riservata ai soli utenti registrati. Per effettuare la registrazione è necessario cliccare sul pulsante "Da▼" che si trova in cima al modulo sottostante, e poi selezionare una delle opzioni di autenticazione.
I commenti inseriti saranno pubblicati direttamente su questa pagina. La redazione si riserva di cancellare tutti i messaggi ritenuti offensivi o diffamatori.