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Libertà di scelta: vivere o morire. Esperienze, non parole

Pubblicato da Massimo Pandolfi Mar, 08/02/2011 - 14:54

Domani si celebra la prima giornata degli stati vegetativi in Italia, proprio nel secondo anniversario della scomparsa di Eluana Englaro. In queste ore si sprecano polemiche, parole, dibattiti; il papà di Eluana (che sio era imposto il silenzio a cavallo del 9 febbraio) ha rilasciato domenica una lunga intervista al Corriere della Sera nella quale ha gettato fango anche addosso alle suorine di Lecco. Complimenti...

io di fronte a questa cagnara totale mi rileggo le frasi di un uomo, che è diventato un mio caro amico, e che da anni lotta contro la Sla. Ma vive. Esiste, non resiste. Lui parla di un'esperienza, non racconta parole a vuoto. E su questi temi leggete un po' cosa scrive. Lui si chiama Paolo Marchiori e gli mando un grande abbraccio.

www.massimopandolfi.it

 

 

di Paolo Marchiori

  Mi chiamo Paolo e vivo una condizione difficile dal punto di vista motorio. Ho una malattia  neurodegenerativa letale, ma, come dice un mio amico, non è detto che una malattia inguaribile sia  incurabile. Questa situazione mi ha portato ad elaborare riflessioni a 360 gradi. Nel silenzio ho imparato ad ascoltarmi e ad amarmi. Dopo la diagnosi è apparsa la paura del vivere e della sofferenza, ma tutto questo è servito per incontrare Gesù. Ricordo che da bambino frequentavo il catechismo perché obbligato quindi appresi ben poche cose. La mia conoscenza di vangelo e preghiera era molto povera perché non mi interessava possederla, o meglio credevo non   mi “ servisse”. Poi la malattia entrò nella mia vita e con essa angosce, paure e solitudine. Toccai il fondo e pensai che quella che stavo per affrontare non era più vita perciò era meglio morire.  Nella disperazione come un vigliacco entrai in chiesa e chiesi aiuto con la preghiera e da qui iniziò un cammino nuovo. E decisivo fu un pellegrinaggio a Lourdes con il CVS.Oggi posso dire che la vita è un dono e ha un valore inestimabile e che, in qualsiasi situazione o condizione, essa è degna di essere vissuta. Non è facile vivere una malattia, lo so bene, ma quando sai di non essere solo e ti affidi completamente a Lui, tutto può diventare gioia. Si parla spesso di eutanasia e di testamento biologico ed è vero che ognuno di noi deve essere libero di scegliere riguardo alla propria vita, basta rinunciare a qualsiasi sostentamento e la morte arriva. Ma non possiamo dire che questa sia la scelta giusta, dobbiamo interrogarci e capire il perché si arriva a questo vuoto che genera tanta infelicità e disperazione.  Ci sono persone completamente paralizzate e senza l’uso della parola  che sorridono. Esse aspettano la luce del giorno per poter comunicare le loro riflessioni positive attraverso un pc a scansione oculare. Altre invece fisicamente sane si suicidano. Quindi la volontà di voler morire è dettata da un “infelicità interiore”, il più delle volte causata dalla solitudine e da un vuoto apparentemente incolmabile, e questa esperienza io l’ho fatta. La maggior parte delle persone esprimono opinioni a mio avviso sbagliate perché sono lontane dalla sofferenza. Quando stavo bene e vedevo qualcuno soffrire mi dicevo “meglio morire che vivere in quelle condizioni”. Oggi che ci sono dentro il mio pensiero è cambiato,  e affermo che la vita,  anche in condizioni difficili, è bella e degna di essere vissuta.La persona è la stessa di prima con le sue emozioni e i suoi sentimenti, senz’altro molto più intensi, cambia solo l’aspetto fisico. Ecco perché il testamento è sbagliato. La malattia ha ribaltato il mio modo di pensare e ha valorizzato ancora di più la mia vita. E mi dice quanto ancora posso fare e dare. Con lei ho imparato a parlare a chi non può rispondermi, ad ascoltare chi non parla  attraverso lo sguardo,  a vedere dentro le persone perché il mio cuore ora sa amare.  Il discorso può sembrare per alcuni casi più complesso quando ad esempio parliamo di stati vegetativi, ma per me è lo stesso. Tante persone svegliate dal coma hanno detto che sentivano, e di questo ne sono convinto, quindi a maggior ragione dobbiamo lottare per farle continuare a vivere. Lo può fare chi è loro vicino comunicando ogni giorno la sua vita e di questo loro gioiranno. Ma se non sappiamo amare non possiamo neanche capire che dietro uno stato vegetativo c’è una vita.Amore una parola facile da pronunciare,ma se c’è veramente si vede attraverso l’esempio quotidiano nel stare vicino a una persona che soffre ,e se ami veramente non puoi volere la sua morte.. Ricordo  tanti compagni di malattia   nel loro calvario manifestavano la voglia di vivere e non di morire, succedeva questo perché non si sentivano soli, ma amati attraverso la grande dedizione e sacrificio dei loro  famigliari. Dio ci ha donato la vita e ci ama a tal punto di lasciarci liberi di scegliere su ogni cosa pur sapendo che soffrirà per ogni nostro sbaglio.Quindi spetta a noi cristiani far cambiare le opinioni,ma come? Semplicemente                                           guardandoci intorno, aiutando le persone sole, dando supporto alle famiglie in difficoltà con malati, metterci veramente a disposizione del prossimo per come ognuno può. Avremo sicuramente meno suicidi e valorizzeremo di più la vita di chi soffre e di chi li accudisce. La disperazione nel vedere un figlio in coma c’è, ma quanti genitori hanno espresso il desiderio di averlo ancora accanto anche in condizioni estreme.Questo significa che l’amore non ha ostacoli e ti fa capire che si può comunicare anche quando la persona è in coma perché viva. Il suo stato di vita non è inutile, ma trasmette valori. Dico questo, e ne sono convinto, perché io, che vivo prigioniero nel mio corpo, ho l’anima  libera perché mi sento amato. Perché reprimere una vita che ci è stata donata prima del dovuto? E quando sento pronunciare da qualcuno il desiderio di morire mi rattristo molto. Penso che la sua scelta non è vera, ma è semplicemente una richiesta di aiuto, di amore. Quando qualcuno griderà “eutanasia” i colpevoli saremo   tutti noi che  non abbiamo voluto vedere e donare. . Ho massimo rispetto per ogni individuo umano compreso il proprio pensiero,ma la mia riflessione mi porta a dire se pur non condivisibile che la libertà di scelta non esiste. Percorriamo tutti la stessa strada ma quando s’incontra la sofferenza essa si divide in rabbia e amore. La prima ti porta al buio e oscura ogni pensiero quindi ogni cosa perde il suo valore anche la propria vita vissuta.Quanto vorrei far cambiare idea a queste persone,far capire la gioia che si prova incontrando Gesù e il suo amore. Bisogna chiedere con la “ preghiera” ed il suo aiuto con la LUCE arriva … ti fa capire il vero valore della vita, della sofferenza, della speranza e con essa nel profondo le risposte arrivano. E’ quello che ora vivo…..

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