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Lettera aperta a Fazio e Saviano (le repliche)

Pubblicato da Massimo Pandolfi Mer, 17/11/2010 - 17:01

Dopo la lettera aperta che ho scritto a Fabio Fazio e Roberto Saviano ho ricevuto numerosi messaggi, anche in forma privata. Pubblico un'email che mi è arrivata con la relativa risposta  

Gentile Massimo, le scrivo di getto dopo aver letto che lei,ed altre persone, si sono sentite offese da quanto detto da Fazio nella scorsa puntata di "Vieni via con me". Mi permetto scriverle giungendo in punta di piedi in questa vicenda, con rispetto ed apertura mentale, anche perchè, devo dirlo, non ho esperienze diretta di cosa significhi avere un proprio caro nelle condizioni di Eluana e di Welby, ma mi sento, come persona di poter difendere quanto Fazio ha detto perchè credo che sia stato frainteso il significato delle sue parole. Ciò che lui ha detto, con Saviano, è che ci deve essere in uno Stato, la libera scelta di porre fine o meno alla propria vita. Questa libertà è sacra. Perchè, se per me che sono attiva, piena di interessi ed intellettualmente vivace una vita vegetativa diventasse insostenibile, non posso avere la libertà di decidere di non essere sottoposta ad accanimento terapeutico? Che non vuol dire suicidio, ma lasciare, come ha detto Welby, che la morte arrivi. La differenza è sostanziale capisce? Qualcuno dice che è il volere di Dio a far sì che la vita continui, ma se davvero fosse Dio perchè è la mano di un uomo a decidere di attacare un tubo? Se fosse Dio si dovrebbe vivere anche senza l'accanimento terapeutico no ? Vede, io ad esempio credo nell'aldilà e forse se fossi in una condizione per me insostenibile lasciare il mio corpo fisico per andare in un'altra dimensione potrebbe essere importante. Chi è cosa può decidere per me ? Capisce il senso di questa mia ? Le ripeto le ho scritto con molta umiltà, ma mi sto accorgendo che spesso dietro a certe prese di posizione c'è la volontà di decidere per conto di chi, magari questa scelta già la fatta con lucidità.Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensa.Buona giornata.LA MIA RISPOSTA

Gentile Paola,io credo che per rispondere ai quesiti che lei pone bisogna fare soprattutto esperienze (e questo lo dico in primis per me) non tanto discorsi a tavolino.Lei scrive che la libera scelta di porre fine alla propria vita è sacra. Non è così. Ma non per i motivi che crede lei. Mi spiego. Se io mi voglio buttare dal ponte e lei passa nei paraggi, non si gira dall'altra parte, perchè noi esseri umani siamo fatti (per fortuna) così. Privilegiamo la vita. Così cercherà di salvarlo. Così ogni giorno centinaia di ambulanze corrono a sirene spiegate per soccorrere che non ce la fa più.Quindi il discorso che lei fa vale solo per certe condizioni di disabilità o malattia. E allora: non decide il diretto interessato ma sempre (mi consenta il termine) una 'giuria esterna'.Se io dico: lasciatemi morire perchè mi ha lasciato mia moglie o ho perso lavoro o mi sono rotto una gamba, non vale la mia volontà.Probabilmente non vale neppure se resto in carrozzina. Ma se ho bisogno anche di un respiratore forse sì? Prepariamo un prontuario? Capisce l'ambiguità del tutto?Ho la fortuna di conoscere tante, troppe persone che da 'sani' correvano come dei matti e mai e poi mai avrebbero voluto vivere in una condizione di disabilità. Qualcuno di loro avrebbe firmato non uno ma venticinque testamenti biologici. Poi sono dventati disabili. E continuano a vivere. Non li obbliga nessuno, però hanno trovato un senso e una dignità anche nella loro condizione. E' la prova che si può essere felici anche se si è come Welby, sì!E lei potrà replicare? Ma se Welby non è felice, che si fa? Non ho la ricetta, dico solo che come uomo, come essere umano, avrei voluto fare di tutto per aiutarlo a trovare un significato alla sua esistenza. Non per continuare  a farlo soffrire, ma per aiutarlo ad essere felice!Il non avercela fatta, è per me una sconfitta, non un traguardo per cui brindare. Non un paletto da legiferare.CordialmenteMassimo Pandolfiwww.massimopandolfi.it

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