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Il rifiuto delle cure, fra giudici, disinformazione e uno sguardo che vince

Pubblicato da Massimo Pandolfi Gio, 04/08/2011 - 19:33

Ci risiamo. Una disinformazione su questi temi sempre puntuale e una certa dose di pressapochismo e di sensazionalismo di qualcuno, ha fatto sbattere in prima pagina, nelle ultime ore, un 'mostro' che non esiste. Mi riferisco alla storia della malata 48enne di Treviso (con una malattia degenerativa che l'ha già colpita da anni) che ha chiesto di non essere un domani sottoposta a trasfusioni di sangue (è testimone di Geova) e neanche ad eventuale intervento di tracheostomia. Ha firmato un foglio, ha chiesto e ottenuto che un giudice ci mettesse un  sigillo. Il giudice l'ha fatto, dichiarando che 'è legittimo rifiutare le cure'. Ecco, forse questo signor giudice poteva tranquillamente sbrigare altro lavoro arretrato  (immagino che ne avrà moltissimo) perchè la sua 'setenza' è assolutamente inutile. Mi spiego: non c'era bisogno di alcun giudice affinchè la donna _ già malata e che sta affrontando un percorso di malattia degenerativa e conosce i successivi passaggi _ potesse rifiutare certe cure. Conosco diverse persone che hanno rifiutato la tracheostomia. Si può. Non serve nessun giudice. Il guaio è che si fa tanta confusione, si mischiano leggi, sentenze e convinzioni personali che non c'entrano un fico secco e così si fanno anche similitudini, ad esempio, con la vicenda di Eluana o con la legge che sta passando in Parlamento sulle dichiarazioni anticipate di trattamento. Ma sia il caso Eluana che le dat sono diverse, perchè Eluana si è trovata all'improvviso prima in coma e poi in stato vegetativo e non aveva avuto nè modo nè tempo (a parte qualche battuta generica a casa con i genitori) di rendere chiare le sue volontà. E anche la nuova legge cosa dice? Dice che nel dubbio si tutela sempre la vita (e ci mancherebbe altro). E in qualche modo aggiunge che una persona che prima della malattia dicr determinate cose, può cambiare idea nel corso della malattia, e visto che non possiamo interrogarla se è in stato vegetativo, beh, almeno da mangiare e da bere è bene continuare a darglieli.E comunque ripeto: la storia di Treviso non c'entra proprio nulla, è una forzatura per far credere che i magistrati possono modificare qualunque legge fatta dallo Stato, ma fino a prova contraria in questo caso si sono mischiati cavoli e fagioli e poi i signori togati le leggi devono applicarle, non crearle.Confesso una cosa: mi sono anche un po' stancato di ripetere le stesse cose su questi temi etici. Mi sono stancato di leggere, stamattina, sui giornali le solite prese di posizioni, le solite spaccature, i soliti distinguo, i soliti interventi dei soliti giornalisti che, chissà perchè, continuanoa non capirci un acca su questi argomenti eppure predicano e ci sguazzano.Mentre leggevo di questa vicenda, non mi sono messo a spulciare l'archivio o i codici alla ricerca di una risposta ideologica convincente. No, non ha senso: avanti così, resteremo sempre tutti nelle nostre posizioni. Mentre leggevo di questa vicenda, mi sono venuti in mente due sguardi, di un padre e di una figlia, che ho avuto la fortuna di osservare, direi quasi di toccare, quindici giorni fa, in montagna. Il tempo era incerto a Saint Moritz e allora con un gruppo di amici, per un'oretta abbondante, abbiamo fatto il giro del lago. C'erano Stefano (il papà) e nalla carrozzina Maria Speranza, una splendida bimba nata anni fa con una gravissima disabilità e che magari certi faciloni potrebbero definirla una bambina in stato vegetativo. Stare un'ora al fianco di Stefano e di sua figlia, vedere come il papà ha cura di lei, vedere lei che in qualche modo _ e soprattutto a suo modo _ interagisce con lui, vedere e vivere la bellezza di questa esperienza in presa diretta, mi è servita di più di mille dibattiti o tavole rotonde a cui ho partecipato in questi anni. Ho scritto la bellezza di questa esperienza e, credetemi, non sono matto. C'è di tutto in quella bellezza: la felicità di essere padre, il genuino stupore di ricevere un sorriso inatteso, la disperazione di non vedere miglioramenti, la voglia di piangere, magari non solo la voglia ma il piangere proprio. Sbattere la testa contro il muro, perchè in certi momenti non sai cosa fare. E poi di nuovo sorridere, abbracciarla Maria Speranza, perchè è lì, c'è. La vita è questa, amici. Stefano e sua figlia Maria Speranza vivono e sono una bellezza vederli vivere. E allora quando sento discorsi astrusi su malati, giudici, leggi, opinioni in libertà e via discorrendo, io mi coccolo il volto di Maria Speranza col suo papà, lì sul lungo lago di Saint Moritz.Mi insegnano loro cosa vuol dire vivere, cosa vuol dire rispettare la vita. Di ciò che detta un giudice, con tutto il rispetto, non mi interessa proprio nulla.www.massimopandolfi.it

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