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Il nobile record di Bologna

Pubblicato da Massimo Pandolfi Mar, 06/12/2011 - 11:52

Ecco un mio articolo pubblicato su Il Resto del Carlino di martedì 6 dicembre 2011.

Bologna, la città con la qualità della vita migliore in Italia, ha battuto ieri un altro record. Un record, osiamo dire, assai più nobile e importante: quello della bontà, della solidarietà. Bologna è infatti il primo luogo italiano ad aver conferito la cittadinanza onoraria a una persona gravemente disabile, che vive in quel mistero che la scienza definisce stato vegetativo.

La storia di Cristina Magrini, una ragazza diventata donna avvolta in questo mistero (è in stato vegetativo dal 18 novembre 1981: era scesa dall’autobus per tornare a casa da scuola e fu investita sulle strisce pedonali. Aveva 15 anni, oggi ne ha 45) è stata più volte raccontata dal Carlino. L’abbiamo quasi adottata Cristina, insieme a papà Romano, un uomo che da 30 anni sta a fianco della sua principessa, che resta «bella, anzi bellissima» (parole sue). Quando un paio di mesi fa l’associazione ‘Insieme per Cristina’ ha lanciato l’idea di conferirle la cittadinanza onoraria di Bologna, noi ci siamo spesi per favorire questo ‘miracolo’ con le uniche armi che un giornale ha a disposizione: l’inchiostro, la nostra tradizione, la forza attuale che ci date voi lettori.Il ‘miracolo’ si è compiuto davvero. Da ieri Cristina Magrini — che da anni vive a Sarzana insieme a papà Romano — è cittadina onoraria di Bologna. Il che vuol pressapoco dire: una vita spesa nel mistero — chissà se ci sente, chissa se ci ascolta, chissà se ci ama Cristina — resta comunque una vita degna. Una vita di serie A, non di serie B. E il sindaco di Bologna Virginio Merola si è quasi scusato, a nome della città, per quello che non è stato fatto negli anni passati e che forse ha costretto la famiglia Magrini ad emigrare a Sarzana. Ma a tutto c’è un rimedio e ieri Bologna ha cominciato a rimediare. Alla grande. Più del pezzo di carta in sé, conta il poderoso messaggio culturale — trasversale: né di destra né di sinistra, né laico né cattolico — che passa attraverso questa onorificenza.Ed è stato bellissimo ascoltare le due parole in croce pronunciate da papà Romano: semplici, quasi banali, tremendamente umane e reali. Ha detto, pressapoco: «Ma non chiamate il mio un sacrificio. Per me non è un sacrificio stare al fianco di Cristina. Anzi, mi fa star bene». Già, perchè resta la cosa più naturale di questo mondo amare un figlio, in qualunque condizione la realtà te lo ponga di fronte. La vita è questa roba qui.

www.massimopandolfi.it

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