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Tra i Righeira e Gino Paoli

Pubblicato da Ambra Notari Ven, 26/08/2011 - 14:37

Ridendo e scherzando, siamo arrivati alla fine di agosto. La fine dell'estate? Sì, almeno per me. Le ferie poi sono agli sgoccioli quasi per tutti. I camion ritornano sulle strade e le mense ricominciano a lavorare a pieno ritmo.

Giovedì torno nel capoluogo. Questa per me è stata un'estate strana, completamente diversa dalle altre. Non sono comunque mancati quei momenti da ricordare che amo inserire nel mio elenco personale. Avete presente quella pubblicità che passa in radio e che scorre quello che rimarrà di quest'estate? Ecco, anche io ho fatto qualcosa di simile, e non chiamiamolo bilancio: sono “solo” le sensazioni che vorrei archiviare.

Sopra tutte, due serata a casa di Mattia, la casa più ospitale che si possa immaginare. Due lunedì di fine estate, due grigliate finite tardi a brindare a suon di amazzacaffè casalinghi.

La prima sera, stretti sotto al tavolo con l'ombrellone non  abbastanza grande per ripararci dall'antipatica pioggia estiva. Il secondo lunedì, bloccati nella rinomata “morsa del caldo africano”. Carne nel barbecue (alla faccia dei bbq made in Usa: non sanno cosa sono gli spiedini giganti che abbiamo azzannato noi), vino in tavola (parliamo del Primitivo?) e verdura grigliata. Al menù non si poteva chiedere di meglio, alla compagnia nemmeno.

Una decina i convitati intervenuti ogni sera, una manciata gli ospiti fissi (sperando di non diventare come il pesce). Tra loro, le mie cinque gambe e pure qualche new entry che, con somma felicità, si è amalgamata alla perfezione con il nostro composto di cibo e pettegolezzi in parti uguali.

Aperto il sipario, via ai commenti sul baby boom del paese, sulle unione di fatto e su quelle meno fattuali. Promesse da mantenere e intenzioni fragili: luci e ombre di quella che Qualcuno ha definito la “Spoon River della Bassa”.

Abbiamo fatto filos come lo si faceva una volta. Solo, in casa e non lungo la strada. Ancora una volta è stato come se non ci fossimo mai lasciati o sempre conosciuti.

Compatisco chi non sa mantenere un'amicizia e chi si preclude la possibilità di farla. E aggiungo che considero la compassione, insieme con l'indifferenza, il peggior sentimento che si possa nutrire.

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