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Stage, ovvero periodo di addestramento (alla vita)

Pubblicato da Ambra Notari Ven, 02/09/2011 - 18:25

AAA cercasi stagista. La figura più dileggiata e conturbante del sistema mondiale (Monica Lewinsky ci avrà pure insegnato qualcosa). La figura, però, a cui, però nessun ente, redazione, azienda o chissà che può rinunciare. Orgogliosa della categoria, mi immolo in difesa della causa. Che meraviglia essere stagista!

Amando molto questa categoria e conoscendone il peso specifico, ne vorrei una personale.

Per un motivo molto semplice: chi si smezza con me il peso dei bagagli e della sveglia mattutina?

Il 31 agosto si concludeva una bellissima esperienza in una meravigliosa redazione. Che mi ha insegnato tanto. Che mi ha dato tanto. Che mi ha commosso (ma dai?) tanto. Ho questa malsana abitudine di affezionarmi alle persone a tempo record. Mi dai una mano? Già provo tenerezza e simpatia per te, persona fino a un momento prima sconosciuta che mi hai offerto aiuto senza chiedere nulla in cambio. Quasi due mesi che mi hanno fatto sentire “una di famiglia”. E peccato per le paste che non ho portato l’ultimo giorno di stage. Mi rifarò al più presto. E ve ne porterò il doppio.

Ultimo giorno d’agosto, tranquillità non ti conosco. Questa maledetta valigia enorme perché non impara a farsi da sola? Sono mesi che glielo sto mostrando. Un po’ di autonomia non sarebbe male. La nipotina che in tre settimane ha aumentato i dentini da due a sei va salutata e stretta un bel po’, perché sta per cominciare quella simpatica gincana su e giù tra due città e mezza (il mio paese è piccino piccino). Ora, ditemi voi come si fa a non investire trenta minuti del nostro risicato tempo per ammirarla mentre, seduta nel suo seggiolone hi-tech, raccoglie i pezzettini di prosciutto cotto che la mamma le ha messo davanti. Con due ditina minuscole si gusta questa nuova pappa con gli occhi sgranati. E pazienza se poi con la stessa voracità azzanna pure un tuo dito. Lei può. Lei è da mangiare.

Viene tardissimo.  Prendere sonno è un miraggio. Il giorno dopo, però… Driiiiiin. Ti odio. Sono le 6.45. Treno, (brioche e cappuccino), metro, navetta. Alle 9.45 arrivo alla redazione che sarà obbligata a farmi scaldare una sedia per i prossimi 60 giorni. Buonasera emittente nazionale. Mi tremano le gambe, ma soprattutto mi trema la voce. Non è esattamente quello che ci vuole tra queste mura meravigliose. Però, ho un badge fantastico e i buoni per il pranzo. In più, sono una delle due nuove stagiste che al telefono si presentano come tali.

Stagisti di tutto il mondo, unitevi. Perché il mondo è nostro.

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