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Riso amaro

Pubblicato da Ambra Notari Mar, 25/10/2011 - 15:56

Niente, non è andata. Oggi lo dico e lo scrivo sorridendo, ma venerdì si è consumato il dramma. Dramma, non tragedia, perché in questi giorni vediamo che le tragedie sono ben altre. Però è chiaro che ogni problema vada contestualizzato e rapportato alla persona e al proprio ruolo nel mondo. Insomma, l’interesse sociale di quanto mi riguarda, nel complesso, ha un peso specifico irrisorio. Quindi mi permetto di compiangermi un po’.

Venerdì ho ricevuto una risposta che aspettavo da 28 anni. Ovviamente non era quella che desideravo. Una bocciatura non fa mai piacere, ma questa mi ha scottato parecchio. Perché le energie le ho sempre fatte confluire soprattutto lì. E quando ho visto che era stato tutto inutile, almeno per questa volta, ho deciso che è così che si sentono le persone quando cade loro il mondo addosso.

Allora lacrime, lacrime e lacrime. Amare, amarissime. Soliti pensieri arrotolati, voglia di mollare tutto. Anche perché, diciamocelo, quando il tuo tempo libero degli ultimi mesi è stato investito – a quanto pare inutilmente - in studio, un po’ di rabbia è fisiologica. Ero nel cortile interno della mia redazione, per la prima volta. Tanto sole e aria fredda. Surreale, non c’era niente che mi suonasse familiare a parte le voci al telefono. Mi sentivo in un altro mondo, a tratti ho pensato che non stesse succedendo a me. Che quando sarei rientrata in redazione la mail non sarebbe più stata lì, scomparsa senza lasciare tracce. Macché. La comunicazione era lì che mi guardava e senza pensare l’ho cestinata.

Mi hanno dato due giorni di tempo, passati i quali avrei dovuto voltare pagina e smettere di lamentarmi, perché non era successo niente di irrimediabile. In più, ero in ottima compagnia. Mal comune, mezzo gaudio.

La medicina che mi ha curato? Le coccole. L’abbraccio della “mia” stagista, la carezza della mia capa. Le più belle parole al telefono. E, la sera, la mia casa, la mia mamma e il mio papà. Il camino, le verdure grigliate e la copertina di pile. La mattina, le risa della mia nipotina di dieci mesi. Mia sorella.

La pizza con le mie cinque gambe. Una in “videoconferenza”, ma va bene così. Le chiacchiere e i pettegolezzi. Le olive nere e il primo freddo. E la domenica, il pranzo dei coscritti (ma a loro dedicherò un post a parte).

Oggi, un’altra delusione parziale. Vi dirò, mi auguro che alla fine i conti tornino. Quindi, tra entrate e uscite, mi aspetto l’equilibrio.

Nell’attesa, penso ai 27 anni di successo di una delle mie amiche. Sono così orgogliosa di lei. Auguri, Tigre.

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