• REGISTRATI!
  • Già registrato? ACCEDI!
Registrarsi consente di pubblicare i tuoi commenti o di aprire il tuo blog

Login utente

header

Mors tua vita mea

Pubblicato da Ambra Notari Sab, 02/07/2011 - 12:31

Da diversi giorni un pensiero mi passa per la testa. In che momento puoi dire di conoscere davvero una persona? Esiste un istante in cui sai di poterne prevedere pensieri e parole? Esiste un passaggio superato il quale capisci di poterti affidare completamente a lei?

Dopo due anni, pochi giorni fa si è conclusa la mia permanenza al master in giornalismo. Temo di dover ammettere che nulla ha mai sconvolto la mia vita quanto quest'esperienza. Nuova città, nuove persone che ti circondano, nuovo stile di vita.                                                                                            

Una delle solite persone sagge di cui amo circondarmi mi ha spiegato che il mio attuale stato di confusione altro non è che il passaggio verso l'età adulta (termine da prendere con le pinze, troppo soggettivo). Sono d'accordo, ma oggi il mio tarlo è differente.

Ti abitui a condividere le tue giornate con persone che, come in un grande fratello, ti sono state messe accanto dalla sorte. Impari a conoscerle, a capirle. Impari una nuova ricetta per farti conoscere e capire. Passi momenti indimenticabili e avventure degne di essere raccontate; vivi momenti assolutamente da dimenticare e persone che sanno far male.

Sì, mi è cambiata la vita. Oggi che sta però per me cominciando una nuova quotidianità mi ritrovo a chiedermi quanto peserà l'esperienza appena finita in futuro. Sono certa di avere incontrato persone fantastiche, professionali e ambiziose come è giusto che giovani aspiranti giornalisti siano. E adesso? Sono sicura di avere conosciuto davvero questi compagni, oppure è stata tutta un'avventura cominciata e finita al cancello di Sant'Agnese? Ho la presunzione di rispondere di sì, che davvero ci siamo squadernati l'un l'altro. E per questo ci riveleremo ancora.

Dove cominciano la mia ragione e il mio torto? Quante esperienze, momenti, risate e lacrime si devono condividere prima di potersi infilare nelle fibre di una persona? Ma poi, ci si riesce mai davvero? E ancora, una domanda contigua: è giusto nella vita arrivare a mettersi nelle mani di qualcun altro o è suggeribile mantenere sempre una certa autonomia per scappare al momento opportuno?

Dall'alto della mia ingenuità, anche in questo caso dico di sì. Ma non tutti ne sono capaci: né di affidarsi ad altri, né di guadagnarsi questa fiducia. Sarò ripetitiva : so di avere cinque pilastri nella mia vita a prova di congiura, ma è stato un lavoro lungo e solidale. Di base, però, c'era un'affinità indiscutibile. Ci siamo guadagnate la stima e l'affetto incondizionati. Tutto, però, con loro è cominciato da piccole, quando ancora basta poco per rendersi interessanti. E oggi? Oggi che tra le variabili vanno considerate le ambizioni, le fragilità, i passati, i lividi. Oggi, all'alba dei trent'anni, si può ancora essere capaci di dare incondizionatamente?  

 

 

 

salva e condividi

Commenta questo intervento

ATTENZIONE: la pubblicazione dei commenti è riservata ai soli utenti registrati. Per effettuare la registrazione è necessario cliccare sul pulsante "Da▼" che si trova in cima al modulo sottostante, e poi selezionare una delle opzioni di autenticazione.
I commenti inseriti saranno pubblicati direttamente su questa pagina. La redazione si riserva di cancellare tutti i messaggi ritenuti offensivi o diffamatori.