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Finché ce n'è, viva il re

Pubblicato da Ambra Notari Ven, 23/09/2011 - 16:56

Sforzarsi finché ce n’è per poi dare di matto. Mandare giù, giù, giù. Purtroppo poi, tutto risale e si ripropone. Alla fine, ti tocca pure raccogliere i cocci rotti. A chi non è successo?

Sono stata al cinema a vedere Carnage. Polanski è bravissimo a mettere sullo schermo quanto appena descritto. Dalle risate del pubblico, capisci che esistono fasi della vita attraverso cui tutti dobbiamo passare. E capisci che in fondo, per quanto vogliano venderti libertà e anticonformismo, siamo tutti uguali gli uni agli altri. Con gli stessi tic e gli stessi vizi. Le stesse paranoie e le stesse, fragilissime, difese.

Sono (siamo) in quattro nella stanza di Polanski. L’uomo grande e grosso ma apparentemente buonissimo; l’avvocato del diavolo, tutto chiacchiere e telefonino; la moglie perfettina in carriera e la moglie alternativa interessata solo alla sciagurata situazione africana.

Un teatrino dove i protagonisti recitano una parte fino a quando l’asticella di mercurio sfonda il tetto massimo. Ogni singolo posto del cinema si è trovato davanti a uno specchio. Il riflesso non era piacevole, ma calzante alla perfezione. Un po’ con in Qualunquemente. Cetto è così cinico e grezzo da sembrare surreale. Ma ti gela. Il mondo di Cetto è il nostro. La sua campagna elettorale la nostra.

Le lacrime di Nancy-Winslet sono le mie, come quelle di Penelope-Foster. Ancora una volta, mi ritrovo a dover ammettere che in fondo siamo tutti stereotipi che ragionano con etichette, che non scoprono più nulla perché tutto è già stato scritto, detto, cantato, pensato. Acido e amaro insieme. Così, per intuire chi siamo, dobbiamo vederlo su un maxischermo davanti agli occhi. Nessuno è immune dal virus del qualunquismo e del conformismo, purtroppo. Tutti recitiamo, un po’ anche per non deludere gli altri. Ma soprattutto per non deludere noi.

Non è cinismo, non ci sto dando per spacciati: tutt’altro. Continueremo a fare del nostro meglio perché chi ci sta vicino si aspetta quello.

Di sicuro, abbiamo dimenticato la spontaneità. Di sicuro, rinnovo l’invito a tutti gli egocentrici e supponenti: fatevi un lunghissimo bagno d’umiltà. Perché non siete meglio degli altri. Di sicuro, siete molto più sguaiati e volgari.

Cari boriosi, mi hanno insegnato che in molti, moltissimi, "fanno gli scemi per non andare in guerra". Fate vostra questa massima.

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