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Che c'entrano Paolo Rossi e De Niro?

Pubblicato da Giovanni Bogani Dom, 08/06/2008 - 20:01

Quattro giorni di calcio vissuti in un modo diverso. Quattro giorni di calcio visto attraverso i film. Ma anche visti attraverso i racconti dei protagonisti. La rassegna “Goal! Storie di calcio, storie di vita”, diretta da Giovanni Bogani, ha proposto film ma anche incontri, presentazioni di libri, mostre. Tutto al Museo del calcio di Coverciano, e tutto ad ingresso libero.

 

            La prima rassegna è stata presentata da Xavier Jacobelli. E non era facile, perché c’era da dirigere un bel traffico di gente. Molti gli ospiti intervenuti. Ognuno ha raccontato la sua storia. Qualcosa che non viene mai detto, nelle interviste a fine partita. Giuliano Sarti, portiere della Fiorentina del primo scudetto e della Grande Inter, ha raccontato la sua infanzia. “Vendevo caldarroste, andavo a lavorare in risaia la mattina, e quando potevo giocavo a pallone. Ma ero così magro che mio padre diceva: se c’è un filo di nebbia non ti vedono più!”. Giancarlo De Sisti ha raccontato l’Europeo vinto dall’Italia nel 1968, esattamente quarant’anni fa, con una rocambolesca doppia finale con la Jugoslavia. Giancarlo Antognoni ha raccontato il suo mondiale dell’82, il gol fatto al Brasile – ingiustamente annullato -, ma anche gli infortuni, la paura, la forza necessaria per ricominciare. Un talento incredibile, cristallino. Una carriera eccezionale, alla quale sono state negate le soddisfazioni più grandi: lo scudetto in viola e la finale dei Mondiali. Ma queste sono cose che ogni fiorentino sa già…

 

            Paolo Rossi ha raccontato il suo amore per il cinema, ma dichiarato prima. Soprattutto per il cinema americano, quello di De Niro e di Di Caprio. Ma anche per la commedia all’italiana, quella di Sordi, Gassman, Tognazzi. “Avrei voluto fare l’attore, ma ho capito che è difficilissimo…”. Tra gli altri ospiti intervenuti, Paolo Sollier, Andrea Pazzagli, Alberto Di Chiara, Moreno Torricelli, Renzo Ulivieri. La rassegna è stata chiusa sabato sera dall’assegnazione del premio “Niccolò Galli” al film che meglio esprimesse i valori etici nel calcio. Giovanni Galli, campione del mondo del 1982, portierissimo viola, ha consegnato il premio al film “Il capitano” di Alberto D’Onofrio. Un omaggio alla carriera, alla vita e al lavoro di Giacinto Facchetti, con testimonianze inedite e spezzoni delle storiche partite della grande Inter.

 

             “E’ un’ottima idea, qualcosa che mancava alla città di Firenze; un modo per inserire il museo del calcio nel tessuto vivo della città”, ha detto l’assessore allo sport del comune di Firenze Eugenio Giani. “Spero che si replichi, con il sostegno del comune”. “Calcio e cinema sfiorano e incrociano la loro storia fin dagli inizi”, ha detto Ugo Di Tullio, presidente della Mediateca regionale toscana. “E’ un’ottima idea indagare i rapporti tra il calcio e la società, tra il calcio e la vita della gente, come ha fatto questa rassegna. Spero che il lavoro di questi giorni sia l’inizio di qualcosa di duraturo, e di permanente”.

 

            Paolo Sollier – protagonista della stagione del Perugia dei miracoli, negli anni ’70 – ha raccontato la sua avventura di calciatore “impegnato”. “Mi occupavo di politica, andavo alle manifestazioni, leggevo i giornali. A me sembrava normale, ma nel mondo del calcio era abbastanza raro. Sono stato sempre attento, però, a non offrire il fianco a critiche o a strumentalizzazioni”, ha detto. “Ero sempre il primo ad arrivare agli allenamenti e l’ultimo ad andare via. E non ero mai il primo a parlare di politica”.

           

            Ha parlato di politica, di storia, di vita Renzo Ulivieri. Di fronte a una platea di allievi di varie scuole calcio. “Che cosa è il razzismo?”. E i bambini: “E’ una cosa brutta”. Lui ha chiesto “perché?”, e i bambini: “perché siamo tutti uguali”. E lui: “No, non siamo tutti uguali. Siamo tutti diversi, perché tu hai i piedi buoni e io, per esempio, no. Ma tutti abbiamo gli stessi diritti”.

 

            Moreno Torricelli ha raccontato la sua favola. Era magazziniere di un mobilificio in Brianza, calciatore dilettante in serie D, e aveva già abbandonato il sogno del calcio professionistico. Poi, il giorno che cambia la sua vita: un’amichevole con la Juventus, Trapattoni che decide di scommettere su di lui. E in pochi mesi, dal mobilificio alla serie A, allo scudetto, alla coppa Uefa, alla Coppa del Campioni, alla Nazionale. “Ma non mi sono mai dimenticato da dove vengo; e non mi sono mai dimenticato che per arrivare devo faticare il doppio degli altri: io i piedi buoni non li ho mai avuti”, ha detto ridendo.

  

   

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