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La lezione di fair play che viene dalla Coppa d'Africa

Pubblicato da Malu Mpasinkatu Mar, 12/02/2008 - 16:15

di Malu Mpasinkatu

Si e' conclusa la ventiseiesima edizione della coppa d'Africa per nazioni: ha vinto per la sesta volta nella sua storia l'Egitto dei Faraoni sui Leoni Indomabili del Camerun.
Ma, sicuramente, molti di voi lo sanno gia', questo è il pretesto per parlare di questa coppa non solo sotto l'aspetto sportivo, ma anche quello sociale e culturale.
In Italia nel massimo campionato si fa un gran parlare del cosiddetto terzo tempo, in Coppa d'Africa vincitori e vinti a fine di ogni partita in maniera spontanea si trovavano in mezzo al campo per scambiare amichevolmente le strette di mano, le maglie. Nessuna scena indecente, sorrisi anche se amari di chi ha perso, ma ha vinto nel buonsenso, un messaggio recepito anche sugli spalti dove, a fine gara, i tifosi si abbracciavano, lanciandosi in canti e balli quasi per qualche istante ad esorcizzare la sconfitta, rincuorati da chi ha vinto ma vuole coinvolgere nelle festa anche chi ha perso.
Dopo le partite, si aveva la senzazione che la gente fosse andata ad una festa con maschere variopinte al seguito: sembrava un carnevale improvvisato.
Uno splendido spot del calcio africano a due anni dal mondiale atteso da tutti gli africani e non solo.
Per debellare le tensioni del calcio nostrano non sarebbe male prendere ad esempio questo tipo di comportamento: sicuramente aiuta a stemperare le tensioni che il calcio porta a qualsiasi latitudine e, con l'aiuto dei protagonisti principali (giocatori, dirigenti e arbitri che in Coppa d'Africa sono stati impeccabili) puo' e deve essere diverso.

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